Puglia: Passeggiata Naturalistica – Archeologica dal Bosco Reseghetta a Sfinalicchio

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svagoedintorni_puglia_passeggiata_bosco_reseghetta_sfinalicchio_torre_di_sfinaleSecondo appuntamento con gli itinerari trekking che si sviluppano nella zona del Gargano in Puglia.

Oggi si parla della passeggiata Archeologica – Naturalistica che ci fa conoscere delle località uniche.

Partenza: Bivio Bosco Reseghetta (S.S. 89 per Peschici Km 92,4)
Arrivo: Località Sfinalicchio (S.P. 52 Litoranea Vieste – Peschici Km 10,2)
Lunghezza del Percorso: Km 5,7
Tempo di Percorrenza: ore 3,00 – 3,30
Grado di Difficoltà:   *

Questo itinerario lungo 5.7 Km. si svolge sulla linea di confine tra Vieste e Peschici: si parte dal bosco della Reseghetta e lungo il cammino s’incontrano una stupenda macchia mediterranea, mirabili paesaggi naturali, e testimonianze archeologiche, preistoriche e protostoriche del territorio. Dalla Reseghetta si prende sulla destra un viottolo lungo il quale si snoda la linea di confine tra il comune di Vieste e quello di Peschici. Il sentiero si insinua in un bosco misto di Pino d’Aleppo e di qualche albero di Cerro. In alto, sulla sinistra, c’è una piccola stazione militare di forma circolare e subito dopo si scorge un bel panorama (a sinistra verso le alte colline del Gargano, e a destra verso la località Piano Grande e le contigue colline coltivate ad ulivi che si confondono con il mare). Poco più avanti si incontra un bivio situato accanto ad una casa e si prosegue diritto così come è indicato da una freccia. Subito il paesaggio cambia d’aspetto: gli spazi sono più aperti, con la presenza di verdi prati, arbusti, ulivi secolari, asfodeli e scille marittime. Proseguendo lungo il crinale della collina, come indicato dal cartello, si supera più avanti un altro bivio.

Poco dopo si arriva nella zona dei Ripari Sottoroccia risalenti alla fine del Paleolitico superiore (tra 12.000 e 11.000 anni fa) a 4.0 Km. circa dalla partenza. A sinistra dei Ripari vi è un cartello di segnalazione. I Ripari si trovano a circa 100 m. dal sentiero, in un ambiente altamente suggestivo e selvaggio. La zona rupestre circostante è ammantata di macchia mediterranea, a destra c’è la vista sul vallone e su una collina ricoperta da una lussureggiante pineta. I Ripari sono due: il primo Riparo (Riparo A) è una vera grotta a forma di corridoio, profonda una decina di metri circa; l’altro è un vero riparo sotto roccia, recante delle incisioni particolari (Sulle pareti annerite dalla fuliggine si distinguono ancora figurazioni lineari, formate da alcuni segni, verticali e paralleli, e una composizione che sembra la principale e che comprende più segni: tra questi ne troviamo uno più complesso e abbastanza ricorrente, che qui compare rovesciato.

Analizzando le figure lineari si possono scorgere anche dei segnetti paralleli a coppie intervallate, un segno a V rovesciato con due linee parallele a uno dei due lati esterni, un’altra serie di linee verticali e un motivo parallelo un po’ nascosto dal fumo.). Proseguendo il nostro cammino, a meno di 500 m., sulla destra, si nota un cancello che dà accesso ad una vecchia cava, sfruttata per l’estrazione di blocchetti di pietra calcarea tenera (comunemente chiamata Tufo), e subito a destra della cava, sul declivio che guarda a fondovalle, è ubicato il Riparo C. Questo Riparo costituisce, senza dubbio, la migliore e più articolata espressione di arte parietale, graffita e incisa, attualmente conosciuta in Puglia.

La cavità, di non grandi dimensioni, si apre su un profondo dirupo. Le incisioni, cronologicamente riferibili a momenti distinti, a partire dal tardo Paleolitico, occupano più della metà della parete di fondo, distribuite lungo un fronte di m. 3.70 (Isolate o in gruppo, esse comprendono motivi di tipo schematico, di contenuto più o meno indecifrabile, geometrico lineare ad andamento verticale, parallelo o convergente a “V” a “Y” ed a“X”: il primo complesso di segni posto sulla sinistra include incisioni di forma subtriangolare col vertice rivolto in basso, attraversate longitudinalmente da un segmento verticale; ciascuna di queste incisioni è affiancata da fusiformi lunghi e stretti, nei quali si potrebbe riconoscere il motivo, universalmente riconosciuto nel Neolitico, per indicare il sesso femminile.

Segue una complessa figura isolata con un corpo trapezoidale attraversato da solcature longitudinali. A poca distanza si incontrano quattro figure “a fungo” e, di seguito, circa una ventina di figure nastriformi disposte su due ordini sovrapposti. Segue un collettivo di figure fusiformi profondamente incise. Nelle vicinanze domina una grande figura probabilmente interpretabile come idolo, il cui profilo richiama i contorni di una stele antropomorfa.).

Nel territorio di Vieste ci sono altri due ripari situati sulla costa nord, in sequenza e collocati a qualche centinaia di metri, denominati Riparo Ruggieri e Riparo Macchione. Proseguendo la strada verso il mare e quindi verso la fine del percorso, dopo circa 500 m., ci si imbatte in un altro cartello con la freccia rivolta verso un altro sito archeologico: infatti ad una decina di metri dal sentiero, sulla sinistra del senso di marcia, proprio sulla cresta dell’altura, è ubicato un nucleo di quattro Tombe Daune (poco accessibili) incavate nella roccia.

Sono sepolture del VI-VII sec a.c. appartenenti a popolazioni che popolavano l’intera Capitanata (il territorio della provincia di Foggia) e che erano chiamati Dauni. Ripreso il cammino si giunge ad un altro punto panoramico da dove lo sguardo spazia sul mare e risalta la costruzione della Torre di Sfinale, facente parte del sistema di torri, d’avvistamento e difesa, dislocate lungo tutta la costa durante il Viceregno di Napoli, a seguito delle continue scorrerie turchesche avutesi dal XV sec. sino al trattato di Tripoli: nel territorio di Vieste furono erette otto torri, posizionate in modo tale che ciascuna di esse potesse vedere l’altra; la loro costruzione iniziò per ordine del Viceré Don Parafan de Ribera nel 1569. Percorrendo ulteriori 500 m. c’è il cartellino con l’indicazione dell’ultimo Riparo Sottoroccia del sentiero (purtroppo anche questo poco accessibile): esso è ubicato a destra e situato su una parete rocciosa con forte pendenza; la parete del Riparo ha una patina di color giallo-rossiccio e reca alla base un’incisione geometrica di non facile interpretazione.

Proprio alla fine dell’itinerario che termina sulla provinciale n. 52 al Km. 10,2 (litoranea Vieste-Peschici) si trova un altro insediamento preistorico, che citiamo anche se di difficile accesso ed individuazione, denominato Grotta dell’Istrice perché in una prima esplorazione fu rinvenuto il teschio di questo mammifero, ormai estinto sul Gargano. La Grotta è articolata su più ambienti: due camere collegate da un breve passaggio e un lungo corridoio, sulla cui parete di fondo sono a fatica distinguibili rare incisioni.

Ulteriori info sul Portale Ufficiale del Turismo in Puglia: http://www.turismo.regione.puglia.it/hp/it

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