Portofino (Ge): il Borgo Marinaro dove attraccano gli Yacht

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svagoedintorni_portofino_porticcioloA Portofino si arriva. Da Portofino si parte. Non ci sono alternative possibili per l’attuale “Portus Delphini” le cui dimensioni sono inversamente proporzionali alla sua fama.

Analizzata dal punto di vista del traffico su ruote, Portofino, che si lascia raggiungere da chi può o vuole anche in barca o a piedi, può essere considerata una strada chiusa. Oltre la piazza del parcheggio (piazza della Libertà, un nome che ai visitatori potrebbe anche evocare il piacere di “liberarsi” dell’auto) è difficile andare ed è bene che sia così. L’anima di Portofino, per tradizione, si scopre solo e unicamente a piedi. E la regola vale per tutti.

Bastano pochi passi per imboccare via Roma e lasciarsi alle spalle il mondo cui siamo abituati. Si riscoprono il suono delle voci o l’eco dei passi sotto i portici che si aprono alla base di case colorate le cui tinte cambiano con il variare della luce del sole, mentre dalle vetrine dei negozi brillano luci tentatrici. Sulla destra di questa via, corridoio privilegiato, anche se non unico, per entrare in Portofino, sorge il trecentesco oratorio di Nostra Signora Assunta, con un bel portale intagliato in ardesia, che oggi funge da contenitore di mostre d’arte.

Il cuore del borgo marinaro è, però, la famosa “piazzetta” (piazza Martiri dell’Olivetta), dalla tipica pavimentazione in sassi, che digrada fino a lambire l’acqua trasformandosi da piazza a spiaggia dove tirare le barche in secco. Qui lo sguardo può spaziare su un paesaggio dove l’uomo e la natura si sono armoniosamente integrati.

Di fronte, si apre l’insenatura di Portofino, con barche di pescatori, motoscafi e yacht da sogno, e ai lati una doppia quinta: lungo la calata Marconi si susseguono le case, alte fino a sei piani, i negozi, le gelaterie, le boutique, i ristoranti e, dietro, i molti verdi del Monte di Portofino, prezioso scrigno botanico tutelato da un Parco come il mare da cui è circondato.

Alle spalle della piazza, sulla sinistra, sporge tra i tetti il campanile dai delicati colori pastello della chiesa di San Martino, la parrocchiale attorno alla quale si raccoglie il nucleo più antico del borgo. Dall’angolo opposto della piazzetta, una strada in salita si stacca dal molo e conduce verso la chiesa di San Giorgio, il santo protettore a cui tutti i portofinesi sono molto legati e che viene festeggiato ogni anno il 23 aprile con un grande falò e una processione. La chiesa è stata distrutta e ricostruita più volte, l’ultima nel 1950 per rimediare ai danni causati dalla bomba che la centrò nel 1944.

Sito internet:   http://www.portofino.it

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