Archive for the ‘Abruzzo’ Category

Abruzzo: Oasi e Riserve nella Provincia di Pescara

venerdì, luglio 10th, 2009

svagoedintorni_abruzzo_riserva_naturale_pineta_santa_filomenaNei pressi di Popoli la Riserva Naturale delle Sorgenti del Pescara tutela una straordinaria e imponente risorgenza, che forma un vero e proprio laghetto, limpido e cristallino, circondato da boschi e canneti. Percorrendo il sentiero che lo costeggia si rimane stupiti dal numero di sorgenti, spesso affioranti con polle: se ne contano più di 60. L’acqua proviene direttamente dal Gran Sasso, dal grande acquifero di Campo Imperatore, e dopo un percorso sotterraneo di circa 30 chilometri riaffiora nella Riserva. Nei suoi circa 50 ettari, fra i fitti canneti e le molte specie acquatiche come il ranuncolo d’acqua, la brasca di laguna, il giaggiolo d’acqua e il giglio d’acqua, vivono oltre 100 specie di uccelli acquatici fra stanziali e di passo, come l’airone cenerino, la folaga, la gallinella d’acqua, il martin pescatore.

Situ internet su cui raccogliere altre info: http://www.comune.popoli.pe.it/cultura_turismo/ris_capoPescara.htm  e http://www.riserveabruzzo.it/Sorgenti%20del%20Pescara/index.php

A pochi chilometri dal centro storico di Penne, sul lago artificiale realizzato negli anni ’60 per scopi irrigui, è stata istituita la Riserva Naturale e Oasi WWF del Lago di Penne, una delle zone umide più frequentate dagli uccelli di passo durante il periodo delle migrazioni. La Riserva, che ai boschi di roverella sulle pendici dell’invaso contrappone saliceti e pioppeti lungo le sponde, ospita la nitticora, l’airone rosso, il falco pescatore.

Sito internet: http://www.riserveabruzzo.it/Lago%20di%20Penne/index.php

Se ci si sposta più sulla costa tra Pescara e Montesilvano (nei cui comuni è compresa), una piccola striscia litoranea di pini, quasi esclusivamente pini d’Aleppo, lunga tre chilometri e larga 50 metri è la Riserva della Pineta di Santa Filomena, istituita per preservare ciò che rimaneva, dopo l’assalto del cemento, dell’antica pineta che invece si affacciava direttamente sul mare ed era molto più estesa.

Sito internet: http://www.regione.abruzzo.it/turismo/parchi/riserve/nazionali/pineta_santa_filomena.htm

A Pescara un analogo provvedimento di tutela ha istituito la Riserva Naturale della Pineta dannunziana, un vero e proprio polmone verde nel cuore della città.

Sito internet: http://www.riserveabruzzo.it/Pineta%20dannunziana/index.php

Una delle anse del fiume Fino, pochi chilometri prima di unirsi al Tavo, costituisce il Parco Territoriale attrezzato di Città Sant’Angelo, una piccola area umida frequentata da numerose specie di uccelli.

Sito internet: http://www.regione.abruzzo.it/turismo/parchi/riserve/parchi_territoriali/citta_s.angelo.htm

Il Parco Territoriale attrezzato di Vicoli è posto a salvaguardia dei pendii tra il centro storico e il corso del fiume Nora. Protegge un bosco di roverella, acero campestre e robinia e varie specie rare di uccelli.

Sito internet: http://www.riserveabruzzo.it/Vicoli/index.php

Infine a Scafa, tra la Majella e il Morrone, il Parco Territoriale attrezzato delle Sorgenti Sulfuree del Lavino tutela un ambiente davvero particolare, nel quale pioppi e salici contornano spettacolari pozze d’acqua sulfurea risorgente dallo splendido color turchese, grazie a particolari alghe verdi ed azzurre che ricoprono i fondali. Ospita una fauna davvero interessante: gallinelle d’acqua, usignoli di fiume, picchi verdi, ballerine gialle e martin pescatore, insieme a piccoli mammiferi come ricci, donnole, faine e tassi.

Sito internet: http://www.parcolavino.com/

Abruzzo: le Terme di Raiano

martedì, luglio 7th, 2009

svagoedintorni_abruzzo_terme_raiano_fanghiLa stazione termale di Raiano è nota per le acque minerali che sgorgano dalla sorgente La Solfa, ricche di elementi sulfurei e di bicarbonato-solfato.

Sotto forma di cure inalatorie, le acque termali sono molto indicate come rimedio per le patologie croniche e catarrali di tutte le vie respiratorie e nelle affezioni dell’apparato uditivo, mentre se somministrate come bibite sono in grado di attivare le funzioni biliopancreatiche e digestive.

Le acque minerali delle Terme di Raiano svolgono un ruolo decisivo nelle cure e nella prevenzione delle malattie croniche e degenerative dell’apparato locomotore, e sono efficaci contro le allergie e le affezioni cutanee ed eczematose. Il loro carattere oligominerale stimola la diuresi.

La presenza dello ione solfato, inoltre, le rende efficaci come antitossico e regolatore del metabolismo.

Sito internet:   http://www.termediraiano.it/

Terme di Raiano     S.S. 5 Dir   Km 0,780    67027  Raiano (Aq)      Tel.  0864 7212    Fax  0864 7212243    Email:   terme@termdiraiano.it

Abruzzo: Oasi e Riserve nella Provincia de L’Aquila

venerdì, luglio 3rd, 2009

svagoedintorni_abruzzo_riserva_naturale_zompo_lo_schioppo_cascataIl comune di Morino, in valle Roveto, ospita la spettacolare Riserva Naturale di Zompo lo Schioppo con oltre 1000 ettari di faggeta d’alto fusto e la più bella cascata d’Abruzzo, che precipita da una rupe alta 80 metri in uno scenario di rara bellezza. La fauna include l’orso, il lupo, il gufo reale e il falco pellegrino. Molto interessante il piccolo ma spettacolare Museo/Centro Visita, che accoglie ogni anno molte migliaia di visitatori e scolari.

Siti internet: http://www.riserveabruzzo.it/Zompo%20Lo%20Schiopo/index.php    e http://www.schioppo.aq.it/

La Riserva Naturale delle Grotte di Pietrasecca, nel comune di Carsoli, protegge il particolare e per certi versi unico ambiente carsico locale, che comprende la grotta di Pietrasecca e la grotta grande del Cervo, celebre per i suoi ritrovamenti archeologici e paleontologici e per la straordinaria bellezza delle sue concrezioni candide, di varia forma e struttura, che frastagliano i 400 metri di galleria.

Sito internet: http://www.riserveabruzzo.it/Grotte%20di%20Pietrasecca/index.php

Il comune di Anversa degli Abruzzi ospita la meravigliosa Oasi WWF delle Gole del Sagittario, che protegge le lunghe e spettacolari gole, dalla tipica sezione a V, scavate e modellate in milioni di anni dall’azione erosiva delle acque del fiume Cavuto. Tutte le specie di mammiferi (tranne il camoscio) e di uccelli tipiche della fauna appenninica sono presenti nell’oasi, in particolare l’aquila reale, il falco pellegrino, il picchio muraiolo, il gracchio corallino.

Siti internet: http://www.riserveabruzzo.it/Gole%20del%20Sagittario/index.php   e http://www.regione.abruzzo.it/turismo/parchi/riserve/regionali/gole_sagittario.htm

Infine alle porte di Tempèra, frazione dell’Aquila, si trova il Parco Territoriale delle Sorgenti del Vera, istituito a tutela di una limpidissima risorgenza che ospita rare specie di alghe. Circondate da pioppi e salici secolari, le acque sono frequentate dal martin pescatore, dall’airone cenerino e dal merlo acquaiolo.

Sito internet: http://www.regione.abruzzo.it/turismo/parchi/riserve/parchi_territoriali/sorgenti_vera.htm

Abruzzo: Eventi e Manifestazioni nel Mese di Luglio 2009

mercoledì, luglio 1st, 2009

svagoedintorni_abruzzo_eventi_manifestazioniIn questo articolo inserisco alcuni tra gli eventi e le manifestazioni più caratteristici che avverranno in terra di Abruzzo durante il mese di Luglio 2009.

Le ultime due domeniche di Luglio vedono lo svolgimento della Giostra Cavalleresca di Sulmona.

Tornimparte è invece lo scenario di un simpatico Festival dei nuovi canti di montagna.

Le sagre sono diffuse in tutta l’area montana e riguardano solitamente i prodotti tipici locali o i piatti della tradizione paesana; si va dal pecorino alla cicerchia, dalla sagra del gustosissimo formaggio fritto a quella della “mazzarella”, una specie di involtino di interiora d’agnello cotto in padella, piatto forte della gastronomia teramana.

Un interessante appuntamento è la fiera della Pastorizia che si tiene sulla Laga nella suggestiva cornice di Piano Roseto, tra Cortino e Crognaleto. Decine di allevatori convergono nella piana con greggi al seguito e vi sostano alcuni giorni per la gioia di bambini e visitatori, che possono seguire dal vivo la vita dei pastori e gustare i formaggi tipici.

Le feste patronali sono invece eventi molto folkloristici e tradizionali, davvero interessanti e ricchi di allegria paesana, animati da bande, complessini locali, stand gastronomici tipici, bancarelle che vendono ogni sorta di oggetto; un’ottima occasione per vivere davvero la realtà locale. Il momento più importante della festa, è quello della processione, quando la statua del patrono viene portata ad attraversare il paese in lungo e in largo, con rumorosa chiusura finale a base di fuochi d’artificio e mortaretti.

Abruzzo: la Torre di Cerrano

domenica, giugno 28th, 2009

svagoedintorni_abruzzo_torre_di_cerranoIsolata su uno splendido tratto di spiaggia fra Silvi e Pineto, la massiccia torre di Cerrano faceva parte del grandioso sistema difensivo costiero, predisposto dai Viceré spagnoli di Napoli Alvarez de Toledo e Parafan de Ribera – dalla seconda metà del XVI secolo – per fronteggiare le devastanti incursioni turche.

Nel suo insieme, il sistema era costituito da una rete di torri d’avvistamento regolarmente distribuite lungo l’intero perimetro costiero del Regno di Napoli, ognuna in vista della precedente e della successiva, in modo da poter segnalare e trasmettere immediatamente il pericolo.

Edificata nel 1568, la Torre di Cerrano assume la tipica conformazione delle torri del Viceregno e il suo nucleo originario, nonostante gli importanti interventi di sopraelevazione e ampliamento, è ancora chiaramente riconoscibile (due torri molto simili a come anche questa doveva essere originariamente sono la “torre della Vibrata” nei pressi di Alba Adriatica e quella a guardia del Porto di Vasto, sul capo di Punta Penna).

Il presidio, che conservò la sua funzione di controllo fino a tutto il XVII secolo, divenne poi possedimento dei marchesi di Cermignano. Sulla originaria torre a tronco di piramide, con base quadrata e apparato a sporgere su robusti beccatelli con tre caditoie per lato, venne eretto all’inizio del XX secolo un secondo livello, costituito da una torretta quadrata coronata da merli. Nel corso di tali lavori di trasformazione furono modificati anche gli interni del manufatto, creando una scala e alcuni piccoli vani nello spessore delle murature, con l’apertura di finestre a oblò. Nuovamente ampliata con l’aggiunta di un corpo di fabbrica a elle verso sud-est, negli anni 1982-83 venne restaurata ed è attualmente sede di un Laboratorio di Biologia Marina.

Alte info su: http://www.comune.pineto.te.it/wai/torre.asp

Abruzzo: le Terme di Popoli

giovedì, giugno 25th, 2009

svagoedintorni_abruzzo_terme_di_popoli_logoPosta all’imbocco delle strette gole che separano il massiccio del Gran Sasso da quello della Majella, Popoli ha scoperto di recente la sua vocazione termale, rinforzata dalla scelta di imbottigliare l’acqua minerale della sua fonte Valle Reale.

Nota da secoli come “la chiave dei tre Abruzzi” la cittadina sorge alla confluenza dell’Aterno nel Pescara, all’imbocco della conca Peligna e dell’antichissima strada che conduce all’Aquila attraverso la Piana di Navelli.

Lo stabilimento termale si trova in località De Contra ed è convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale.

Le acque minerali solfuree delle Terme di Popoli sono consigliate per la cura delle malattie artroreumatiche come l’osteoartrosi, ma anche per reumatismi extra-articolari, malattie delle vie respiratorie e sindromi rinosinusitiche. Popoli offre anche cure per sindromi bronchiali croniche, bronchiti, rinopatie vasomotorie, faringolaringiti croniche, sinusiti croniche, stenosi tubariche, otiti catarrali croniche.

Durante la stagione termale, lo stabilimento offre diversi tipi di terapia, dai fanghi ai bagni terapeutici, dalle cure inalatorie ai cicli di cura per la sordità rinogena e per la ventilazione polmonare.

Sito internet: http://www.termedipopoli.it/

Terme di Popoli    Loc. Decontra   65026 Popoli (Pe)     Tel. 085 987781 – fax 085 98778210 Email:   info@termedipopoli.it

Abruzzo: il Parco Naturale Regionale del Sirente – Velino

mercoledì, giugno 24th, 2009

svagoedintorni_abruzzo_parco_naturale_regionale_sirente_velino_fauna_camoscioI massicci del Velino e del Sirente distano poco più di un’ora da Roma e si raggiungono comodamente da tutto l’Abruzzo. Anche se meno alti della Majella e del Gran Sasso, offrono al visitatore motivi d’interesse non meno importanti di quelli dei massicci maggiori.

Il Parco Naturale Regionale del Sirente – Velino, istituito nel 1989, si estende su 50.288 ettari in provincia del L’Aquila, ha sede a Rocca di Mezzo.

Le pareti rocciose difendono le vette più alte, i ghiaioni sono ricchi di rare specie botaniche. Note agli sciatori per la presenza delle piste di Ovindoli e di Campo Felice, queste montagne sono molto apprezzate anche dagli escursionisti. Dal punto di vista geomorfologico i due massicci calcarei, tra cui si aprono gli altopiani delle Rocche, di Pezza e dei Prati del Sirente, sono caratterizzati da campi carsici e pareti rocciose, dalle gole di Celano e San Venanzio e dalle grotte di Stiffe.Tra le faggete spiccano quelle del Sirente, di valle Cerchiata e di Cerasolo. Più in basso, sul versante dell’Aterno, sono boschi di querce, mentre nelle forre compare il leccio.

Il paesaggio vegetale del Parco è notevolmente differente nei due massicci e nelle zone basali. La flora include specie rare come la potentilla appenninica, la diripide linneiana, la campanula del Cavolini e l’allium lineare. Vivono nel Parco il lupo appenninico, l’orso bruno marsicano, il capriolo, il cervo, l’istrice, la volpe, il gatto selvatico e il cinghiale, cui si affiancano molti mammiferi di piccola taglia.

Tra gli uccelli spiccano l’aquila reale, la poiana, il nibbio bruno, lo sparviero, il gheppio, il corvo imperiale, il grifone, il falco pellegrino e il lanario, il gufo reale ed il picchio verde. Numerosi sono anche gli anfibi, tra i quali la salamandra pezzata ed il tritone, e i rettili come il ramarro e varie specie di vipera.

Per tracciare un profilo storico-geografico del Parco Naturale Regionale del Sirente – Velino, è utile suddividere il suo territorio – che peraltro risulta costantemente abitato sin dalla più remota antichità – in tre ambiti territoriali: l’area del Velino, affacciata sul bacino fucense e storicamente legato alle sue vicende; la media valle subequana, gravitante invece verso la conca aquilana, e l’intermedio altopiano delle Rocche, legato alla pastorizia e popolato stabilmente solo dal Medioevo.

La storia e il popolamento del territorio e dei centri abitati dell’area del Velino risultano principalmente condizionati dalla loro appartenenza all’area fucense, che ebbe un ruolo rilevante sia nella Preistoria (con gli importantissimi siti archeologici rinvenuti lungo l’intero perimetro dell’antico lago Fucino) sia in epoca italico – romana, come testimonia la presenza presso Massa d’Albe di una delle più importanti città dell’Abruzzo antico, Alba Fucens.

La valle subequana risulta invece naturalmente e storicamente connessa con le vicende della conca aquilana, sia nella sua fase di popolamento antico in epoca italica (come testimoniato dalla straordinaria necropoli di Fossa), sia in epoca medievale. Per la bellezza e lo stato di conservazione dei suoi castelli, dei suoi conventi monastici, delle sue abbazie, dei suoi centri abitati e del suo stesso paesaggio, si può anzi dire che quest’area del Parco sia tra le migliori testimonianze e rappresentazioni dell’Abruzzo medievale.

Sull’altopiano delle Rocche la pastorizia risultava già praticata in età protostorica, come del resto in tutto l’Abruzzo montano. I suoi centri abitati hanno tuttavia origine medievale, epoca in cui l’altopiano prese importanza prima militare, come cerniera fra il Fucino e la conca aquilana (lo testimoniano il castello di Rovere, teatro di molte battaglie, e il suo interessante museo), e poi economica, con i suoi alti pascoli e i suoi coltivi stagionali d’altura (assolutamente da visitare i borghi agricoli stagionali delle Pagliare di Tione, di Fontecchio, di Fagnano, posti al margine orientale dell’altopiano, luoghi singolari legati alla economia integrata fra agricoltura di montagna e transumanza verticale).

Sito internet: http://www.parcosirentevelino.it/

Abruzzo: Parco Nazionale della Majella

sabato, giugno 20th, 2009

svagoedintorni_abruzzo_parco_nazionale_majella_etichetta_logoAspra e imponente, la Majella è ripida e compatta sul versante occidentale, si distende in alto nell’altopiano di Femmina Morta, ed è incisa sul versante orientale dai valloni più selvaggi d’Abruzzo.

L’ininterrotta presenza dell’uomo sulle sue pendici sin dall’alba dei tempi, testimoniata da giacimenti preistorici che risalgono sino al Paleolitico, costituisce l’essenza stessa, l’identità peculiare del Parco Nazionale della Majella, che è inestricabilmente custode della natura e dell’uomo.

Giacimenti paleolitici, grotte e villaggi neolitici, insediamenti delle età dei metalli, città e santuari italici e romani, eremi e luoghi di culto sacri da epoca immemorabile, grotte e iscrizioni di pastori e briganti, capanne a tholos disseminate ovunque tra i campi agricoli e i pascoli d’altura, le sue tonde e boscose pendici, i suoi alti pascoli, i suoi profondi valloni. Il fascino della Majella risiede dunque nel fatto che è sempre stata considerata una montagna sacra, grembo uterino per i suoi abitanti, materna e aborigena sin nel nome, che richiama quella Maja madre delle messi adorata dai suoi primi agricoltori. Sin dall’alba dell’uomo, è stata rifugio e fonte di vita per cacciatori e agricoltori, eremiti e pastori, soldati e briganti, carbonai e cavatori, paesani e viandanti. La gratitudine e il senso ininterrotto di dipendenza materna che ancora oggi gli abruzzesi dimostrano nei suoi confronti sono dunque ben motivati e comprensibili.

Istituito nel 1995, il Parco Nazionale della Majella ha una superficie di 74.095 ettari e comprende 39 comuni nelle province di L’Aquila, Chieti e Pescara . L’Ente Parco ha sede a Guardiagrele e uffici a Campo di Giove.

Dal punto di vista geomorfologico la Majella si presenta come un poderoso blocco calcareo, gibboso e tondeggiante, profondamente inciso da profondi valloni, culminante nel Monte Amaro ad una altitudine di 2793 metri. La posizione geografica immersa nel Mediterraneo, le caratteristiche altitudinali (almeno trenta cime superano i 2000 metri), la tormentata orogenesi, il rigore e la mutevolezza del clima rendono questa montagna unica nel suo genere e custode di una diversità biologica, fra le più importanti d’Europa, che annovera la presenza di elementi floristici mediterranei, alpini, balcanici, pontici, illirici, pirenaici e artici di grandissimo valore biogeografico, oltre che una fauna fra le più prestigiose, con molte specie rare e preziose.

Vivono sulla Majella il lupo, l’orso, il camoscio, la lontra, il capriolo, il cervo. Tra le 130 specie di uccelli spiccano l’aquila reale, il falco pellegrino, il gufo reale, il lanario, l’astore e il piviere tortolino. Le faggete ricoprono i versanti tra i 1000 e i 1800 metri, mentre sui crinali cresce il raro pino mugo, tipico di ambienti nordici. La vegetazione include oltre 1700 specie, numerose delle quali endemiche. La flora e la vegetazione attuale della montagna sono anche il risultato dell’azione umana, che sul massiccio si protrae da millenni, sin dall’invenzione stessa dell’agricoltura, come attestano le numerose pitture rupestri dipinte nei suoi santuari neolitici. Per ricavare campi da coltivare, l’uomo in passato ha distrutto i boschi di quercia e carpino nero che cingevano la montagna alle quote più basse; a quote maggiori, ha invece ridotto la faggeta per allargare i pascoli secondari per gli armenti e – in certi periodi storici – anche per l’agricoltura, che in alcune località della Majella è stata praticata anche a quote molto elevate (1500-1600 m).

È l’unica fra le montagne appenniniche a conservare in quota arbusteti contorti di pino mugo. Sopravvissuti inizialmente nelle aree più impervie ed inaccessibili alle greggi, in seguito alla crisi della pastorizia si sono riespansi nella fascia fitoclimatica propria, compresa tra i 1700 e i 2300 metri. Il pino mugo costituisce formazioni molto estese ed intricate specialmente nel settore settentrionale. Con esso, si rinvengono altre specie arbustive come il ginepro nano, il raro sorbo alpino, l’uva d’orso e altre. Una specie interessante è la sabina: anche questa come il pino mugo, distrutta in molti altri massicci montuosi, è sopravvissuta sulle rupi soleggiate da cui spesso penzola nel vuoto. La montagna custodisce anche un’altra specie rara, la varietà locale di pino nero, che l’azione dell’uomo nel tempo ha spinto a localizzarsi sulle rupi più inaccessibili della Cima della Stretta, del Vallone di Macchialunga e la Valle dell’Orfento. Gli ultimi esemplari colossali aggrappati alla roccia rimangono tuttora a sfidare la gravità e i secoli, testimonianza muta e tenace del grande patrimonio vivente del massiccio della Majella.

Nel Parco Nazionale della Majella si possono visitare piccoli centri di grande interesse storico come l’antica Pacentro, Caramanico con le sue terme, Guardiagrele col suo ricco artigianato artistico, e la splendida Pescocostanzo, dall’orgoglioso centro storico rinascimentale e barocco. Di grande interesse sono anche gli eremi e i luoghi di culto come l’abbazia di San Liberatore a Majella, gli eremi celestiniani del Morrone (Sant’Onofrio e San Pietro) e della Majella (San Bartolomeo di Legio, Santo Spirito a Majella, San Giovanni all’Orfento, Sant’Onofrio di Serramonacesca, Madonna dell’Altare), il santuario di Ercole Curino e la chiesa di San Tommaso a Salle.

Sito internet: http://www.parcomajella.it/

Castrovalva (Aq): il Borgo dell’Abruzzo reso famoso da Escher

giovedì, giugno 18th, 2009

svagoedintorni_castrovalva_abruzzo_panoramaViaggiando sull’autostrada A25, nel tratto tra Pratola Peligna e Cocullo, è possibile scorgere verso meridione, in cima a una cresta rocciosa, un paesino di poche case aggrappate alla montagna. In tanti si saranno chiesti se quelle case avessero un nome e chi poteva pensare di vivere lassù.

Il nome di quel borgo è Castrovalva, e come è facile intuire deriva da Castrum de Valva; questo ne testimonia sia l’appartenenza all’antica diocesi di Valva, che aveva sede nella basilica di San Pelino a Corfinio, sia la realtà, peraltro molto evidente, di borgo fortificato, dal latino castrum. La stretta strada per arrivarci è costretta ad arrampicarsi, tornante dopo tornante, lungo il fianco della montagna a strapiombo sul fiume Sagittario, e poi a penetrare il crinale con una stretta galleria.

Forse per questo Castrovalva è esclusa dai più battuti percorsi turistici, nonostante la sua vicinanza con la frequentatissima Scanno. Per Castrovalva insomma non si passa casualmente, ma ci si arriva soltanto se in qualche modo se ne è già sentito parlare. La difficoltà, solo apparente, della strada può scoraggiare i visitatori meno intraprendenti, ma ai “coraggiosi” riserva il fascino di un luogo intatto, fuori del tempo. A questo borgo lungo e stretto, tagliato dai venti che lo sferzano impietosi per la sua ardua posizione sul crinale, era salito ottant’anni fa un geniale artista olandese, solitario esploratore dei sentieri più impervi dell’Abruzzo, alla ricerca di luoghi magici: Maurits Cornelius Escher.

Egli probabilmente scoprì Castrovalva con la meraviglia di chi raggiunge una meta insperata, e a questa vera sorpresa Escher dedicò un’enigmatica litografia che è al tempo stesso rappresentazione realistica del luogo ma anche sua trasposizione metafisica. L’occhio dell’artista la coglie come punto d’arrivo, e non come osservatorio privilegiato per spaziare a volo d’uccello sul paesaggio circostante, nell’intento di esaltare la fatica ma anche l’ansia per arrivarci.

La prospettiva è molto ardita, così come appaiono le sottostanti gole del Sagittario, e il paese occupa nel quadro il vertice sinistro, avvolto dalle nubi e facendo presagire il senso di vertigine che si proverà affacciandosi dal belvedere; Anversa degli Abruzzi (di cui Castrovalva è una frazione) si scorge in basso sul fondo della valle, già lontanissima benché la salita sia ancora lunga. Dopo aver abbandonato l’Italia per problemi con il regime fascista, Escher portò alle estreme conseguenze la problematica delle sue tematiche sulla rappresentazione della realtà, inventando quei mondi impossibili, nati giocando sugli effetti distorcenti della prospettiva, che lo hanno reso famoso.

Di queste sue astrazioni è emblematico il disegno della doppia loggia dentro la quale un uomo si arrampica rimanendone sempre all’esterno; chissà se alla base dell’enigma non vi fosse il ricordo delle ardue salite ai borghi d’Abruzzo, di Castrovalva soprattutto ma anche di Opi, Alfedena, Goriano Sicoli.

Chissà inoltre se a ispirare la serie delle metamorfosi, in cui secondo delle costanti matematiche un oggetto dà continuamente origine a uno nuovo, non vi fosse il gioco a incastro delle case di pietra, l’inestricabile labirinto dei paesi montani abruzzesi.

Castrovalva non è però soltanto il luogo surreale, un po’ inquietante, reso famoso da Escher: ci si può ritrovare anche una pace ascetica tutta nostrana, quella dei solitari eremi della Majella o delle abbazie benedettine immerse nel verde.

Sito internet: http://www.castrovalva.it/

Petrella Liri (Aq): Free-Climbing a Volontà

venerdì, giugno 5th, 2009

svagoedintorni_free_climbing_falesia_castellafiumePartendo da Tagliacozzo, in provincia de L’Aquila, ci si può sbizzarrire come si vuole per scegliere le palestre per arrampicata libera.

Di una Falesia per fare Free Climbing ho già parlato in un precedente articolo; e ce ne sono altre due di evidente bellezza ed interesse.

Parliamo della falesia Castellafiume e della falesia Petrella. Ambedue sono costituite di roccia a placche.

La Falesia Castellafiume ha 58 vie distinte in 3 settori con difficoltà da 3 a 7c; la Falesia Petrella ha 53 vie suddivise in 3 settori con difficoltà da 5b a 8b+.

La Falesia Petrella è uno dei pochi posti con un’esposizione tale da permettere un’arrampicata fresca anche d’estate.

Sito dove trovare info tecniche: Falesia Castellafiume e Falesia Petrella