Archive for the ‘Campania’ Category

Capri (Na): Grotta delle Felci

domenica, maggio 31st, 2009

svagoedintorni_capri_grotta_delle_felciLa Grotta delle Felci, presso la costa sud-orientale dell’isola di Capri, costituisce una testimonianza fondamentale per la conoscenza della preistoria caprese e, più in generale, per gli studi archeologici dell’Italia meridionale.

Le indagini vennero iniziate dal dr. Ignazio Cerio alla fine dell’Ottocento ed ebbero vasta eco nella comunità scientifica del tempo. Dalle frammentarie osservazioni dei vecchi scavi risultava che lo strato superficiale conteneva, oltre a cocci moderni, anche ceramiche romane e dell’età del Bronzo, indizio di una ininterrotta frequentazione del sito.

Al di sotto erano livelli con materiali dell’età del Bronzo (1700-1000 a.C.) e, ancora più in basso, neolitici (4000-3500 a.C.). Circa sei metri sotto questi ultimi vennero rinvenuti infine dei livelli sabbiosi e vulcanici con faune prevalentemente costituite da cervidi e molluschi di terra. In anfratti della parte nord-ovest dell’antro erano delle tombe neolitiche con ricco corredo.

La Grotta delle Felci aveva quindi, già da questo momento assai antico, una evidente funzione rituale, sottolineata anche dal rinvenimento di amuleti in pietra con raffigurazioni magico-religiose e di ceramiche di particolare raffinatezza. Essa mantenne il suo ruolo sacrale per tutta la preistoria: vennero qui rinvenuti, tra l’altro, un grosso e pregiato pugnale di selce eneolitico (3500-2300 a.C.) e vasi riccamente decorati databili all’età del Bronzo.

Capri (Na): Grotta del Castiglione

martedì, maggio 26th, 2009

svagoedintorni_capri_grotta_del_castiglione_ingressoLa Grotta del Castiglione, che si apre sulla ripida parete meridionale dell’omonimo colle dell’isola di Capri, fu frequentata probabilmente già a partire dall’età neolitica, quando fu utilizzata come comodo e spazioso riparo, in posizione di controllo sul mare e sulla costa.

In età romana la Grotta del Castiglione divenne, invece, il ninfeo della soprastante villa: a tale periodo vanno riferiti i numerosi resti di strutture, tra cui una cisterna. In età medioevale, costituì il rifugio degli abitanti dell’isola durante le incursioni dei pirati: vi furono costruite opere di difesa e di avvistamento che, probabilmente, distrussero le costruzioni precedenti.

Divenne proprietà di Giorgio Cerio, che fece abbattere le strutture medioevali, ripristinò la cisterna romana, vi costruì una casetta ed eseguì degli scavi, durante i quali rinvenne dei vasetti traforati, usati in età romana per la coltivazione dei fiori che adornavano la grotta-ninfeo.

Info su: http://www.capri.it/it/itinerari-spericolati

 

Capri (Na): Villa di Gradola

sabato, maggio 16th, 2009

svagoedintorni_capri_villa_di_gradola_mappaLa Villa di Gradola a Capri è posta immediatamente al di sopra della Grotta Azzurra.

Come tutti gli impianti di “villae maritimae”, la villa si caratterizzava per una serie di ambienti disposti a festone e a terrazze, in posizione panoramica, lungo il pendio. La Villa di Gradola, scavata nell’Ottocento dal colonnello americano Mac Kowen, che vi rinvenne capitelli, frammenti di statue, di colonne, di pavimenti e di cornici in marmo, in parte murati nelle pareti della Casa Rossa ad Anacapri, subì, in antico, dei rifacimenti: vi si riconoscono, oggi, nel folto della vegetazione, alcune cisterne e, sulla terrazza superiore, sei piccoli ambienti, dei quali uno con resti di intonaco giallo su zoccolo rosso e pavimento a mosaico bianco.

Attraverso una scala tagliata nella roccia, rifatta in epoca moderna, la Villa di Gradola comunicava con la Grotta Azzurra, nella quale, oggi come allora, si accedeva con piccole barche attraverso la stretta apertura, il cui piano fu probabilmente levigato in età romana per facilitare il passaggio: tale piano separa l’ingresso dall’ampia finestra sottomarina che determina i noti effetti di luce nella grotta.

Nella parte interna di questa vi è un piano inclinato, che aveva la funzione di piccolo approdo, accanto al quale è un vano quadrangolare con pavimento in cocciopesto interpretato come luogo di sosta. Un cunicolo tagliato nella roccia e ritenuto un collegamento segreto tra la grotta e la villa di Damecuta, aveva, forse, la funzione di captare acqua.

La conferma dell’uso della grotta, in età romana, come ninfeo lussuosamente decorato si è avuta in anni recenti con la scoperta sui suoi fondali di alcune statue raffiguranti Tritoni e il dio Poseidon: le statue, tagliate all’altezza delle ginocchia, dovevano essere collocate lungo le pareti, a pelo d’acqua, per dare l’impressione che emergessero dal mare.

Capri (Na): Palazzo a Mare

lunedì, maggio 4th, 2009

svagoedintorni_capri_palazzo_a_mareUna delle ville romane più significative è localizzata nell’area che porta il nome di Palazzo a Mare. La villa si estendeva su di una vasta superficie che va dalla punta Bevaro alla spiaggia nota come “Bagni di Tiberio”, disponendosi con vari nuclei tra mare e promontorio, secondo la tipologia della villa marittima caratterizzata da elementi architettonici sparsi, in posizione panoramica, nel contesto naturale.

La villa romana, attribuita ad Augusto con successivi rifacimenti dovuti a Tiberio, fu scavata e depredata di pavimenti, capitelli e lastre marmoree dall’austriaco Hadrawa, nel Settecento; subì ulteriori danni durante l’occupazione francese, agli inizi dell’Ottocento, quando la parte centrale fu trasformata in piazza d’armi e vi fu costruito un fortino; l’attività edilizia ha, poi, trasformato ulteriormente l’aspetto dei luoghi, per cui dell’antica dimora imperiale non restano che spezzoni di muri di terrazzamento, alcune cisterne e scarsi avanzi dei quartieri residenziali.

Di questi resti mancano studi approfonditi che contribuiscano a creare un quadro unitario del complesso: da un’analisi sommaria sembra che il grandioso sistema di costruzione e di approvvigionamento idrico sia concepito secondo un piano unitario e, pertanto, non ascrivibile a due diverse fasi. Secondo il Maiuri, la residenza vera e propria, di modesta estensione, era nell’area dell’ex-fortino, poi trasformato in villa privata, dove sono ancora riconoscibili alcuni ambienti di incerta funzione, cisterne, un impluvium (vasca per raccogliere l’acqua piovana) rivestito di marmo, resti di pavimenti a mosaico; molti frammenti marmorei appartenenti alla collezione Bismarck erano, quasi certamente, elementi di arredo della villa; nell’ampio spazio tenuto a verde, invece, si dislocavano piccoli edifici per il riposo e il godimento delle bellezze naturali e paesaggistiche: nell’area del vecchio campo di calcio va riconosciuto un grande giardino-xystus, dove passeggiava l’imperatore, con una serie di ambienti disposti all’intorno. Una rampa con gradini di marmo, attualmente nascosta dalla vegetazione, conduceva al quartiere marittimo della villa, al centro del quale si apre la grande esedra-ninfeo.

Pertinenti a questo quartiere sono alcune vasche, forse utilizzate per la piscicoltura, e altre strutture in cui si è riconosciuto un porticciolo di approdo alla villa. Strutture sommerse sono relative a impianti per la piscicoltura mentre un quartiere rustico dell’area Palazzo a Mare era, probabilmente, ubicato dove sorge l’attuale campo di calcio.

Capri (Na): Villa Imperiale di Damecuta

domenica, maggio 3rd, 2009

svagoedintorni_capri_villa_imperiale_di_damecuta_mappaSul versante occidentale dell’isola di Capri è situata la Villa Imperiale di Damecuta che con Villa Jovis e la villa di Palazzo a Mare, tutte collocate ad altezze differenti, forma una sorta di cordone che viene a occupare le due estremità e la parte centrale dell’isola con una visuale completa del golfo di Napoli da punta Campanella a Ischia.

L’area, già nota per rinvenimenti di strutture e frammenti marmorei, divenne campo di addestramento militare e fu interessata dalla costruzione di un forte durante le lotte tra Inglesi e Francesi per il possesso dell’isola agli inizi dell’Ottocento; inoltre, i resti affioranti furono variamente manomessi o riutilizzati dai contadini che non esitarono a distruggere o rivendere parti di colonne e lastre di marmo. Difficile conoscere l’originaria estensione del complesso, del quale oggi restano alcune strutture disposte lungo il ciglio del costone roccioso, caratterizzate da possenti sostruzioni ad archi.

Il nucleo più ampio è rappresentato da alcuni ambienti di incerta funzione organizzati intorno a una costruzione semicircolare, nella quale è, probabilmente, da riconoscere un belvedere. Da questo, inoltre, ha inizio la lunga loggia dell’ambulatio (viale per il passeggio) pavimentata in cocciopesto, aperta sul panorama dal lato del mare, dove si conservano i resti di alcune colonne in laterizio rivestito di intonaco, che servivano, forse, a sostenere un pergolato; dal lato del monte, la loggia è delimitata da un muro nel quale si aprono alcune nicchie, nelle quali erano collocate panche per il riposo.

Dal lato opposto al belvedere, in prossimità della torre medioevale, attraverso una ripida scala, si accede a un quartiere posto a una quota inferiore con alcuni ambienti di soggiorno con tracce di intonaco alle pareti e un piccolo “cubiculum” (stanza da letto) nel quale si conservano piccoli resti del pavimento a mosaico e presso il quale si rinvenne un torso nudo efebico.

La villa si inserisce nella tipologia delle “villae maritimae”, tra le quali vanno annoverate anche quelle che, pur in posizione dominante, avevano il mare come elemento principale del paesaggio: caratteristici sono gli ambienti perfettamente inseriti nel paesaggio, disposti a festone in posizione panoramica. Incerta è l’etimologia del nome Damecuta.

Info su: http://www.capri.it/it/damecuta

Capri (Na): Muro Greco

giovedì, aprile 30th, 2009

svagoedintorni_capri_muro_grecoNelle facciate posteriori delle case che si aprono su via Longano a Capri è riconoscibile il cosiddetto “Muro Greco”: costruito in grossi blocchi irregolarmente squadrati, aveva la funzione di difendere l’area priva di protezione naturale che forma la sella di Capri, tra le colline di S. Michele e del Castiglione.

Si conserva, oggi, il solo tratto sottostante la collina di S. Michele, mentre la sua prosecuzione sotto l’attuale Piazzetta e lungo il crinale della collina del Castiglione è conosciuta attraverso notizie bibliografiche. Incerta è la sua datazione.

Nel corso dei secoli le mura sono state oggetto di numerosi rifacimenti, tanto che, in mancanza di dati archeologici più precisi, appare, oggi, più corretto definirle «mura preromane».

Capri (Na): Scala Fenicia

martedì, aprile 28th, 2009

svagoedintorni_capri_scala_feniciaFino al 1874 l’unica via di comunicazione tra Capri e Anacapri era la cosiddetta Scala Fenicia. Si tratta di un ripido tracciato con gradini originariamente tagliati nella roccia che parte da Marina Grande, nei pressi di Palazzo a Mare, e, inerpicandosi lungo il costone roccioso, supera un dislivello di circa m 200 fino ad arrivare alla rupe di Capodimonte ad Anacapri, nei pressi di Villa San Michele, dove si apriva la porta medievale di accesso alla cittadina.

Incerta è la sua datazione.

Lo strano appellativo (Scala Fenicia) non deve essere messo in relazione con una reale presenza fenicia sull’isola, che tutt’ora non trova alcun fondamento.

L’aggettivo “fenicia” è probabilmente da attribuire a quella esasperata tendenza degli eruditi sette-ottocenteschi, in particolare napoletani, a riconoscere ai Fenici una presenza nel Mediterraneo anteriore ai Greci e ad attribuire a queste genti orientali tutte le realtà (nomi di luogo o reperti archeologici, come appunto la scala caprese) ritenute in qualche modo pre-greche.

Il più recente restauro della Scala Fenicia risale al 1998.

Altre info su Comune di Capri

Napoli: il Museo Nazionale di Capodimonte

lunedì, aprile 6th, 2009

svagoedintorni_napoli_museo_nazionale_capodimonte_andy_warholCome ho anticipato nell’articolo che tratta il Palazzo Reale di Capodimonte, l’interno di questo favoloso edificio oggi ospita il Museo Nazionale di Capodimonte, uno dei più importanti del mondo per la pittura e le arti decorative.

Il nucleo più rilevante del Museo proviene dalla collezione Farnese, iniziata da Papa Paolo III ed ereditata da Elisabetta Farnese, madre di Carlo di Borbone. La quadreria comprende più di 200 capolavori: Masaccio, Botticelli, Raffaello, Ribera, Tiziano, Mantegna, Correggio, El Greco, Parmigianino. Nella stessa sezione sono esposti anche due cartoni preparatori di Raffaello e Michelangelo, rispettivamente per la Stanza della Segnatura e per la Cappella Paolina in Vaticano.

Altrettanto eccezionale è la Galleria della Pittura a Napoli tra il XIII e il XIX secolo: il San Ludovico da Tolosa di Simone Martini, la sconvolgente Flagellazione di Caravaggio, ed ancora capolavori di Ribera, Luca Giordano, Francesco Solimena.

La sezione dedicata all’ottocento è ricca di opere dei pittori della scuola di Posillipo, da Anton Smick Pitloo a Giacinto Gigante, e di maestri del naturalismo come i Palizzi.

Anche la sezione contemporanea annovera firme di assoluto rilevo: da Alberto Burri ad Andy Warhol, da Carlo Alfano a Mimmo Paladino.

Il percorso di visita riserva altre meraviglie come l’Appartamento Storico, col Salottino in Porcellana della Regina Maria Amalia.

La raccolta di arti decorative è una delle più ricche d’Italia, con opere uniche come il prezioso cofanetto Farnese e gli arazzi d’Avalos; tra le porcellane esemplari eccezionali, come il Grande Carro dell’Aurora in biscuit, di Filippo Tagliolini.

Sito Internet: http://www.museo-capodimonte.it/

Napoli: Palazzo Reale di Capodimonte

domenica, aprile 5th, 2009

svagoedintorni_napoli_palazzo_reale_capodimonte_altoCapodimonte proviene dal latino Caput de Monte ed indica con chiarezza la posizione del luogo: una collina ubicata nel punto più alto della Napoli storica.

Qui sorge il Palazzo Reale di Capodimonte circondato da un vasto parco. Carlo di Borbone, cacciatore appassionato, volle costruire qui un casino di caccia. In seguito ampliò il progetto e fece edificare un palazzo per sistemarvi le preziose collezioni farnesiane.

L’edificio, disegnato da Giovanni Antonio Medrano, fu completato solo nel 1839.

Nell’immenso bosco si trovano la Casina di Vittorio Emanuele II, il casino di caccia detto anche della Regina, la Cappella di San Gennaro, l’edificio dell’antica Fabbrica di Porcellane, fondata da Carlo di Borbone nel 1737, l’Eremo dei Cappuccini e la Fagianeria per l’allevamento dei fagiani.

Il Palazzo Reale di Capodimonte è oggi sede del Museo Nazionale di Capodimonte ma di questo ne parleremo in un articolo successivo.

Sito internet: http://capodimonte.spmn.remuna.org/

Cerreto Sannita (Bn): la Rinascita della Ceramica

sabato, marzo 21st, 2009

svagoedintorni_cerreto_sannita_cattedraleIl Sannio è una terra antichissima. Chi conosce la storia di Roma sa quanta fatica fecero le milizie capitoline prima di avere la meglio sulle arcigne popolazioni sannite.

Cerreto Sannita, erede di questa antica storia, sorge nei pressi di Cominium Cerritum già citata da Tito Livio e la sua esistenza come borgo è attestata a partire dal X secolo in un documento che ne sancisce la cessione alla Badia di Santa Sofia di Benevento.

L’impianto architettonico risale tuttavia al Settecento. Cerreto Sannita venne rasa al suolo, infatti, da un terremoto nel 1688, ma venne altrettanto velocemente e splendidamente ricostruita nell’arco di un ventennio sotto la direzione ed il progetto dell’ ”ingegnero” Manni.

L’artigianato tipico ha seguito la stessa storia, fiorendo proprio durante gli anni della ricostruzione: ebanisti, lapicidi e fabbri contribuirono con la loro opera a restaurare i molti palazzi gentilizi che abbelliscono la città. Fu quello il periodo d’oro dell’arte ceramica, che ancora oggi rappresenta la più pregiata espressione della creatività cerretana.

I manufatti sono realizzati con argilla locale, con smalto preparato con perizia, i colori sono caldi e delicati: giallo intenso, verde ramino, arancio, manganese. I temi religiosi troneggiano nelle preziose acquasantiere, mentre motivi floreali, paesaggistici ed allegorici sono diffusi su brocche, vassoi, giare, centritavola.

Anche lo Stato Italiano ha certificato questo straordinario patrimonio, riconoscendo per legge la denominazione di Ceramica Artistica e Tradizionale di Cerreto Sannita e San Lorenzello.

Sito Internet: http://www.comune.cerretosannita.bn.it