Partenza: Località Sagro (S.S. 89 per Mattinata Km. 121,700)
Arrivo: S.S. 89 per Mattinata Km. 129,500
Lunghezza del Percorso: Km 21,00
Tempo di Percorrenza: circa 10 ore
Grado di Difficoltà: ****
L’Itinerario Trekking ci porta dal bosco di Vieste a lambire la Foresta Umbra, per poi ridiscendere sugli altipiani della Tagliata fino a giungere sul Monte Sacro, noto per i ruderi dell’Abbazia della Santissima Trinità. Si parte dalla S.S. 89, al km. 121.70 in località Sagro, nello stesso punto dove finisce un precedente itinerario.
Percorrendo un tratturo, dopo qualche centinaio di metri, sulla sinistra s’incontra una piscina (grossi contenitori di acqua piovana in muratura incerta) e su di essa una freccia che indica di proseguire verso destra. Poco più avanti ci si trova sulla S.S. 89 al Km. 123.150 nel bel mezzo del bosco di Sagro, caratterizzato da grandi esemplari di alberi di Cerro. Il paesaggio è molto piacevole e la vista si perde all’orizzonte guardando il digradare delle colline verso il mare.
Sulla strada sono presenti tre vecchi casolari dell’Anas e, circa dopo 2 Km., proseguendo sulla S.S. 89, si arriva presso un’area attrezzata per il pic-nic dove è ubicato un cartello che indica di seguire per la carrareccia sita a destra della statale. Dopo circa 3 Km. di marcia, attraverso un bosco lussureggiante di vetusti Cerri, Tassi e arbusti di Pungitopo e Agrifoglio, si arriva alla masseria Fusillo. Lungo la carrareccia, nei posti dove più facilmente ci si può smarrire, sono poste delle indicazioni (frecce di color rosso).
Da masseria Fusillo si prende la vallata posta a destra della stessa, che risulta difficoltosa da percorrere a seguito della fitta vegetazione di arbusti e rovi. Dopo circa 2 Km. lungo questa valle ci si imbatte nell’arcata di un ponte della S.S. 89 e quindi si percorre la stessa per poche centinaia di metri finché si arriva ad un bivio sulla destra, dove sono poste le indicazioni per Monte Sacro.
S’imbocca quindi una stradina, inizialmente asfaltata, e percorrendola per circa 1 Km. si arriva ai pianori della Tagliata su cui sono presenti due piccoli stagni, vere e proprie depressioni carsiche. Le piane della Tagliata sono note anche per i ritrovamenti di epoca Musteriana. Di qui si scorge, imperante sui pianori, Monte Sacro, a forma trapezoidale. Dal primo stagno, alla cui destra è situato un cutino in cemento, si prende lo stradello che porta a sinistra e poco dopo si incontra un cartello che indica di proseguire a destra.
Da qui lo stradello scende verso una piccola valle per poi risalire verso il monte attraversando una fitta boscaglia di alberi di leccio sino a arrivare sui pianori della località Stinco, contraddistinta da un paesaggio sassoso e da terrazzamenti di muretti a secco.
Si giunge presso l’indicazione del cartello che indica la direzione da seguire per raggiungere la parte più alta del monte e man mano che si avanza l’itinerario diventa spettacolare nel regalarci in sequenza vedute panoramiche. Arrivati in cima all’altura si intravedono i ruderi dell’abbazia. Le imponenti rovine dell’abbazia della Santissima Trinità si estendono su un’area di circa 6.500 mq., nascoste da una fitta vegetazione.
L’insediamento benedettino è menzionato per la prima volta in una bolla papale di Stefano IX (1058), come cella dell’abbazia benedettina di Santa Maria di Calena (a quell’epoca risulta già dotata di terreni lungo la costa). La tradizione, comunque, collega le origini della Santissima Trinità con quelle stesse di Monte Sant’Angelo. Entro il terzo decennio del XII secolo viene elevata a priorato e nel 1138 è già menzionata come abbazia. Tutto il corso del secolo è segnato da una straordinaria ascesa economica: fra donazioni, provenienti dai più vari strati sociali, ed acquisti; nella metà del XII secolo l’abbazia di Monte Sacro annovera possessi in quasi tutto il Gargano e, soprattutto, nei maggiori centri portuali pugliesi, sino a Bari.
Forte del suo prestigio e della sua consistenza economica, la comunità di Monte Sacro riesce ad ottenere da Santa Maria di Calena la rinunzia ad ogni diritto sulla sua cella. Nel XIII secolo le donazioni sono ancora frequenti ed il prestigio dell’abbazia è ancora elevato; cominciano, tuttavia, ad avvertirsi i primi segni di una situazione economica non più facilmente controllabile. Nel secolo successivo la situazione va aggravandosi per la difficoltà di esercitare un efficace controllo su un territorio eccessivamente vasto e frazionato. Nel 1481, abbandonata dai benedettini, l’abbazia di Monte Sacro è pressoché deserta e nel 1600 le sue mura erano già abbandonate ad un inarrestabile processo di distruzione.
Fra i ruderi s’individuano ancora le estese mura di cinta. Alla fase più antica dell’insediamento (la cella) dovrebbe riferirsi una sequenza di arcate ogivali, accanto ad una piccola cappella: un’aula monoabsidata coperta da una volta a botte. La più tarda chiesa abbaziale è allo stato di rudere. La parte meglio conservata dell’edificio è il pronao, suddiviso in tre campate coperte da volta a crociera. A circa 20 m. dalla zona absidale della chiesa c’è una costruzione a pianta quadrata, probabilmente il battistero. Di particolare interesse è il lamione (un’aula coperta).
Finita la visita dell’abbazia bisogna ritornare sui propri passi fino alla S.S. 89 per prendere l’autobus di linea per Vieste.
Ulteriori info sul Portale Ufficiale del Turismo in Puglia: http://www.turismo.regione.puglia.it/hp/it





Con partenza da Medeazza, imboccare il sentiero Cai n. 3 Sentiero Italia, passando pochi metri a nord della cima del Monte Ermada SO e continuando, tra trincee e caverne, sino all’incrocio con il sentiero Cai n. 8 che conduce alla cima del Monte Ermada (323 m). Si prosegue sul medesimo sino ad intercettare il sentiero Cai Trincee Monte Ermada che conduce sulla cima del Monte Gabrnjak (297 m).

