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Abruzzo: Oasi e Riserve nella Provincia de L’Aquila

venerdì, luglio 3rd, 2009

svagoedintorni_abruzzo_riserva_naturale_zompo_lo_schioppo_cascataIl comune di Morino, in valle Roveto, ospita la spettacolare Riserva Naturale di Zompo lo Schioppo con oltre 1000 ettari di faggeta d’alto fusto e la più bella cascata d’Abruzzo, che precipita da una rupe alta 80 metri in uno scenario di rara bellezza. La fauna include l’orso, il lupo, il gufo reale e il falco pellegrino. Molto interessante il piccolo ma spettacolare Museo/Centro Visita, che accoglie ogni anno molte migliaia di visitatori e scolari.

Siti internet: http://www.riserveabruzzo.it/Zompo%20Lo%20Schiopo/index.php    e http://www.schioppo.aq.it/

La Riserva Naturale delle Grotte di Pietrasecca, nel comune di Carsoli, protegge il particolare e per certi versi unico ambiente carsico locale, che comprende la grotta di Pietrasecca e la grotta grande del Cervo, celebre per i suoi ritrovamenti archeologici e paleontologici e per la straordinaria bellezza delle sue concrezioni candide, di varia forma e struttura, che frastagliano i 400 metri di galleria.

Sito internet: http://www.riserveabruzzo.it/Grotte%20di%20Pietrasecca/index.php

Il comune di Anversa degli Abruzzi ospita la meravigliosa Oasi WWF delle Gole del Sagittario, che protegge le lunghe e spettacolari gole, dalla tipica sezione a V, scavate e modellate in milioni di anni dall’azione erosiva delle acque del fiume Cavuto. Tutte le specie di mammiferi (tranne il camoscio) e di uccelli tipiche della fauna appenninica sono presenti nell’oasi, in particolare l’aquila reale, il falco pellegrino, il picchio muraiolo, il gracchio corallino.

Siti internet: http://www.riserveabruzzo.it/Gole%20del%20Sagittario/index.php   e http://www.regione.abruzzo.it/turismo/parchi/riserve/regionali/gole_sagittario.htm

Infine alle porte di Tempèra, frazione dell’Aquila, si trova il Parco Territoriale delle Sorgenti del Vera, istituito a tutela di una limpidissima risorgenza che ospita rare specie di alghe. Circondate da pioppi e salici secolari, le acque sono frequentate dal martin pescatore, dall’airone cenerino e dal merlo acquaiolo.

Sito internet: http://www.regione.abruzzo.it/turismo/parchi/riserve/parchi_territoriali/sorgenti_vera.htm

Abruzzo: Parco Nazionale della Majella

sabato, giugno 20th, 2009

svagoedintorni_abruzzo_parco_nazionale_majella_etichetta_logoAspra e imponente, la Majella è ripida e compatta sul versante occidentale, si distende in alto nell’altopiano di Femmina Morta, ed è incisa sul versante orientale dai valloni più selvaggi d’Abruzzo.

L’ininterrotta presenza dell’uomo sulle sue pendici sin dall’alba dei tempi, testimoniata da giacimenti preistorici che risalgono sino al Paleolitico, costituisce l’essenza stessa, l’identità peculiare del Parco Nazionale della Majella, che è inestricabilmente custode della natura e dell’uomo.

Giacimenti paleolitici, grotte e villaggi neolitici, insediamenti delle età dei metalli, città e santuari italici e romani, eremi e luoghi di culto sacri da epoca immemorabile, grotte e iscrizioni di pastori e briganti, capanne a tholos disseminate ovunque tra i campi agricoli e i pascoli d’altura, le sue tonde e boscose pendici, i suoi alti pascoli, i suoi profondi valloni. Il fascino della Majella risiede dunque nel fatto che è sempre stata considerata una montagna sacra, grembo uterino per i suoi abitanti, materna e aborigena sin nel nome, che richiama quella Maja madre delle messi adorata dai suoi primi agricoltori. Sin dall’alba dell’uomo, è stata rifugio e fonte di vita per cacciatori e agricoltori, eremiti e pastori, soldati e briganti, carbonai e cavatori, paesani e viandanti. La gratitudine e il senso ininterrotto di dipendenza materna che ancora oggi gli abruzzesi dimostrano nei suoi confronti sono dunque ben motivati e comprensibili.

Istituito nel 1995, il Parco Nazionale della Majella ha una superficie di 74.095 ettari e comprende 39 comuni nelle province di L’Aquila, Chieti e Pescara . L’Ente Parco ha sede a Guardiagrele e uffici a Campo di Giove.

Dal punto di vista geomorfologico la Majella si presenta come un poderoso blocco calcareo, gibboso e tondeggiante, profondamente inciso da profondi valloni, culminante nel Monte Amaro ad una altitudine di 2793 metri. La posizione geografica immersa nel Mediterraneo, le caratteristiche altitudinali (almeno trenta cime superano i 2000 metri), la tormentata orogenesi, il rigore e la mutevolezza del clima rendono questa montagna unica nel suo genere e custode di una diversità biologica, fra le più importanti d’Europa, che annovera la presenza di elementi floristici mediterranei, alpini, balcanici, pontici, illirici, pirenaici e artici di grandissimo valore biogeografico, oltre che una fauna fra le più prestigiose, con molte specie rare e preziose.

Vivono sulla Majella il lupo, l’orso, il camoscio, la lontra, il capriolo, il cervo. Tra le 130 specie di uccelli spiccano l’aquila reale, il falco pellegrino, il gufo reale, il lanario, l’astore e il piviere tortolino. Le faggete ricoprono i versanti tra i 1000 e i 1800 metri, mentre sui crinali cresce il raro pino mugo, tipico di ambienti nordici. La vegetazione include oltre 1700 specie, numerose delle quali endemiche. La flora e la vegetazione attuale della montagna sono anche il risultato dell’azione umana, che sul massiccio si protrae da millenni, sin dall’invenzione stessa dell’agricoltura, come attestano le numerose pitture rupestri dipinte nei suoi santuari neolitici. Per ricavare campi da coltivare, l’uomo in passato ha distrutto i boschi di quercia e carpino nero che cingevano la montagna alle quote più basse; a quote maggiori, ha invece ridotto la faggeta per allargare i pascoli secondari per gli armenti e – in certi periodi storici – anche per l’agricoltura, che in alcune località della Majella è stata praticata anche a quote molto elevate (1500-1600 m).

È l’unica fra le montagne appenniniche a conservare in quota arbusteti contorti di pino mugo. Sopravvissuti inizialmente nelle aree più impervie ed inaccessibili alle greggi, in seguito alla crisi della pastorizia si sono riespansi nella fascia fitoclimatica propria, compresa tra i 1700 e i 2300 metri. Il pino mugo costituisce formazioni molto estese ed intricate specialmente nel settore settentrionale. Con esso, si rinvengono altre specie arbustive come il ginepro nano, il raro sorbo alpino, l’uva d’orso e altre. Una specie interessante è la sabina: anche questa come il pino mugo, distrutta in molti altri massicci montuosi, è sopravvissuta sulle rupi soleggiate da cui spesso penzola nel vuoto. La montagna custodisce anche un’altra specie rara, la varietà locale di pino nero, che l’azione dell’uomo nel tempo ha spinto a localizzarsi sulle rupi più inaccessibili della Cima della Stretta, del Vallone di Macchialunga e la Valle dell’Orfento. Gli ultimi esemplari colossali aggrappati alla roccia rimangono tuttora a sfidare la gravità e i secoli, testimonianza muta e tenace del grande patrimonio vivente del massiccio della Majella.

Nel Parco Nazionale della Majella si possono visitare piccoli centri di grande interesse storico come l’antica Pacentro, Caramanico con le sue terme, Guardiagrele col suo ricco artigianato artistico, e la splendida Pescocostanzo, dall’orgoglioso centro storico rinascimentale e barocco. Di grande interesse sono anche gli eremi e i luoghi di culto come l’abbazia di San Liberatore a Majella, gli eremi celestiniani del Morrone (Sant’Onofrio e San Pietro) e della Majella (San Bartolomeo di Legio, Santo Spirito a Majella, San Giovanni all’Orfento, Sant’Onofrio di Serramonacesca, Madonna dell’Altare), il santuario di Ercole Curino e la chiesa di San Tommaso a Salle.

Sito internet: http://www.parcomajella.it/

Castrovalva (Aq): il Borgo dell’Abruzzo reso famoso da Escher

giovedì, giugno 18th, 2009

svagoedintorni_castrovalva_abruzzo_panoramaViaggiando sull’autostrada A25, nel tratto tra Pratola Peligna e Cocullo, è possibile scorgere verso meridione, in cima a una cresta rocciosa, un paesino di poche case aggrappate alla montagna. In tanti si saranno chiesti se quelle case avessero un nome e chi poteva pensare di vivere lassù.

Il nome di quel borgo è Castrovalva, e come è facile intuire deriva da Castrum de Valva; questo ne testimonia sia l’appartenenza all’antica diocesi di Valva, che aveva sede nella basilica di San Pelino a Corfinio, sia la realtà, peraltro molto evidente, di borgo fortificato, dal latino castrum. La stretta strada per arrivarci è costretta ad arrampicarsi, tornante dopo tornante, lungo il fianco della montagna a strapiombo sul fiume Sagittario, e poi a penetrare il crinale con una stretta galleria.

Forse per questo Castrovalva è esclusa dai più battuti percorsi turistici, nonostante la sua vicinanza con la frequentatissima Scanno. Per Castrovalva insomma non si passa casualmente, ma ci si arriva soltanto se in qualche modo se ne è già sentito parlare. La difficoltà, solo apparente, della strada può scoraggiare i visitatori meno intraprendenti, ma ai “coraggiosi” riserva il fascino di un luogo intatto, fuori del tempo. A questo borgo lungo e stretto, tagliato dai venti che lo sferzano impietosi per la sua ardua posizione sul crinale, era salito ottant’anni fa un geniale artista olandese, solitario esploratore dei sentieri più impervi dell’Abruzzo, alla ricerca di luoghi magici: Maurits Cornelius Escher.

Egli probabilmente scoprì Castrovalva con la meraviglia di chi raggiunge una meta insperata, e a questa vera sorpresa Escher dedicò un’enigmatica litografia che è al tempo stesso rappresentazione realistica del luogo ma anche sua trasposizione metafisica. L’occhio dell’artista la coglie come punto d’arrivo, e non come osservatorio privilegiato per spaziare a volo d’uccello sul paesaggio circostante, nell’intento di esaltare la fatica ma anche l’ansia per arrivarci.

La prospettiva è molto ardita, così come appaiono le sottostanti gole del Sagittario, e il paese occupa nel quadro il vertice sinistro, avvolto dalle nubi e facendo presagire il senso di vertigine che si proverà affacciandosi dal belvedere; Anversa degli Abruzzi (di cui Castrovalva è una frazione) si scorge in basso sul fondo della valle, già lontanissima benché la salita sia ancora lunga. Dopo aver abbandonato l’Italia per problemi con il regime fascista, Escher portò alle estreme conseguenze la problematica delle sue tematiche sulla rappresentazione della realtà, inventando quei mondi impossibili, nati giocando sugli effetti distorcenti della prospettiva, che lo hanno reso famoso.

Di queste sue astrazioni è emblematico il disegno della doppia loggia dentro la quale un uomo si arrampica rimanendone sempre all’esterno; chissà se alla base dell’enigma non vi fosse il ricordo delle ardue salite ai borghi d’Abruzzo, di Castrovalva soprattutto ma anche di Opi, Alfedena, Goriano Sicoli.

Chissà inoltre se a ispirare la serie delle metamorfosi, in cui secondo delle costanti matematiche un oggetto dà continuamente origine a uno nuovo, non vi fosse il gioco a incastro delle case di pietra, l’inestricabile labirinto dei paesi montani abruzzesi.

Castrovalva non è però soltanto il luogo surreale, un po’ inquietante, reso famoso da Escher: ci si può ritrovare anche una pace ascetica tutta nostrana, quella dei solitari eremi della Majella o delle abbazie benedettine immerse nel verde.

Sito internet: http://www.castrovalva.it/

L’Aquila: il Castello e il Museo Nazionale d’Abruzzo

mercoledì, febbraio 4th, 2009

svagoedintorni_laquila_castello_vista_altoNel centro storico della città dell’Aquila, sorge il mastodontico Castello, a pianta quadrata con mura possenti e bastioni angolari, difeso da un ampio e profondo fossato e circondato da un meraviglioso parco dal quale si può godere di un panorama mozzafiato sul Gran Sasso d’Italia. Chiamato anche Forte Spagnolo in quanto voluto fortemente da Don Pedro di Toledo, vicerè nel 1532 quando era forte la dominazione spagnola in Italia, fu costruito considerando tutte le caratteristiche all’avanguardia sia per la difesa sia per l’attacco. La muratura ha queste dimensioni: spessore che va dai 10 metri della base del muraglione fino ai 5 metri della sommità per un’altezza totale che tocca a 30 metri. Fortemente danneggiato durante l’ultima guerra mondiale è stato ristrutturato ed oggi accoglie al suo interno il Museo Nazionale d’Abruzzo.

Si accede al museo attraverso un ponte di pietra, che scavalca l’ampio fossato, e da un portale monumentale sopra al quale c’è lo stemma di Carlo V. Nel Museo sono conservati importanti reperti panteologici ed archeologici, ed anche opere di pittura, scultura ed arti applicate con opere varie che ricoprono i secoli che vanno dal XII al XVIII, per lo più di scuola abruzzese.

Da mettere in evidenza la ricostruzione dello scheletro di un antenato degli attuali elefanti (Archidiskodon meridionalis vestinus) rinvenuto nel 1954 vicino la città dell’Aquila e risalente a 1.500.000 anni fa.

Il sito internet del Museo Nazionale d’Abruzzo è a questo indirizzo.

MUSEO NAZIONALE D’ABRUZZO  c/o Castello Cinquecentesco  Via Colecchi, 1     67100 L’Aquila
Tel. 0862 633400

ORARIO DI INGRESSO:     08,30 – 19,30 (chiuso lunedì)

PREZZO DEL BIGLIETTO:
intero € 4
ridotto € 2 (da 18 a 25 anni)
gratuito fino a 18 anni e da 65 anni in poi

DISPONIBILI:
Visite guidate, accesso per disabili, biblioteca, servizio caffetteria e ristorazione