Posts Tagged ‘Passeggiata’

Liguria: Itinerario Trekking al Colle del Telegrafo

mercoledì, settembre 16th, 2009

svagoedintorni_liguria_itinerario_trekking_colle_del_telegrafo_scalinataUna gita a Porto Venere può rivelarsi una buona occasione per una passeggiata nel verde (tempo di percorrenza circa 3 ore) alla scoperta di panorami mozzafiato e profumi dimenticati.

Porto Venere – Campiglia
Il punto di partenza è Porto Venere, raggiungibile comodamente anche con l’autobus da La Spezia. Il sentiero, il ben noto n. 1 del CAI di La Spezia che giunge fino a Levanto, inizia con una lunga scalinata che costeggia le mura del castello del borgo ligure e sale rapidamente lungo il versante a mare del Monte Castellana. È questo il punto più faticoso dell’escursione, perché si parte dal livello del mare e si arriva subito a quota 300 metri. Poi il sentiero si fa più dolce e attraversa una zona ad arbusti e uliveti ormai abbandonati.

Il percorso sale di nuovo tra blocchi di portoro, il tipico marmo nero e dorato di questa zona, e vecchi macchinari che segnalano l’esistenza della vecchia Cava Canese.

Qui si trova uno dei punti più panoramici del percorso: una sorta di terrazzo sul mare da dove si dominano Porto Venere, l’isola Palmaria e il Golfo di La Spezia. Nelle giornate più limpide e terse lo sguardo può spingersi fino alle Apuane e, talvolta, alla Corsica e alle isole più settentrionali dell’Arcipelago Toscano.

Procedendo sul crinale, si incontra la strada asfaltata che porta al forte Muzzerone e poi, dopo un boschetto di pini, si arriva alla Sella Derbi (190 m). Continuando sempre in salita tra formazioni a macchia e pinete, si giunge a Campiglia (382 m).

Rifermenti su: http://www.lecinqueterre.org/trekking/cai1-1.php

Campiglia – Colle del Telegrafo
Il sentiero che va da Campiglia al Colle del Telegrafo inizia con una scalinata che sale fino alla “Casa Lardon” da cui si ammira un altro panorama che abbraccia il Golfo della Spezia, il Monte Castellana e l’isola del Tino.

Il sentiero prosegue poi nel bosco fino alla località Valletta. Quindi, sale ancora fino alla Rocca degli Storti, si immette nel crinale dal lato del mare e passa attraverso una pineta dove c’è un’attrezzatissima “palestra nel verde”. Proseguendo, si raggiunge la chiesetta di Sant’Antonio, in prossimità della quale corre una fitta rete di sentieri.

Si deve, a questo punto, fare attenzione a non imboccare quello sbagliato, con il rischio di finire in uno dei tanti “sentieri ciechi”, molto invitanti al primo approccio, ma impraticabili dopo pochi minuti di marcia.

È sufficiente comunque seguire l’indicazione per arrivare senza difficoltà alla meta del Telegrafo. L’ultimo chilometro è caratterizzato dal giallo intenso e brillante della vegetazione: è chiamato “il viale delle ginestre” e il periodo di fine primavera è sicuramente il migliore per ammirare la fioritura.

Riferimenti su: http://www.lecinqueterre.org/trekking/cai1-2.php

Bomba (Ch): il Lago del Sangro

mercoledì, settembre 9th, 2009

svagoedintorni_lago_di_sangro_o_di_bombaCome la maggior parte dei laghi in Abruzzo, anche il lago del Sangro (o di Bomba, come è popolarmente conosciuto) è di origine artificiale. Questo non toglie nulla al suo fascino, immerso com’è in una valle chiusa tra alti rilievi e circondato da piccoli e pittoreschi borghi.

Il bacino del Lago di Sangro si trova lungo la media valle del fiume Sangro, dal cui sbarramento è nato, nei pressi del paese di Bomba, dal nome così particolare. Il lago è chiuso verso valle da una diga in argilla battuta e si estende verso monte per una lunghezza di quasi sette chilometri fino a Pietraferrazzana e quasi a lambire l’abitato di Villa Santa Maria.

Il lago di Bomba offre interessanti possibilità di svago e relax, grazie all’ampia ricettività di cui gode (campeggi e hotel) sia nei suoi pressi che nei centri rivieraschi, ma si presta anche a simpatiche occasioni per fare una passeggiata in mountain bike o a piedi lungo le sue rive, magari noleggiando piccole imbarcazioni.

Molto pittoreschi e interessanti i paesi circostanti: sul versante meridionale, Bomba innanzitutto, antico centro arroccato sulle pendici occidentali del Monte Pallano (sulla cui vetta si trova un importante sito archeologico con maestose mura megalitiche, facile da raggiungere e visitare); Colledimezzo, un affascinante borgo arroccato sul colle Castellano, in posizione panoramica, a dominare il lago sottostante; Pietraferrazzana, un ancor più pittoresco grumo di case raccolte sotto una vertiginosa rupe, in posizione panoramica; infine Villa Santa Maria, raccolta ai piedi della immane lama rocciosa che la domina, il “paese dei cuochi” famoso nel mondo come patria di grandi chef.

Sul versante settentrionale, da un erto crinale domina la valle ed il lago l’abitato abbandonato di Buonanotte (in antico Malanotte: ma il cambio di nome non riuscì ad evitare la frana, e quindi l’abbandono dell’abitato, ricostruito a poca distanza ma su terreno più saldo, col nome di Montebello sul Sangro); poi Pennadomo, che da un punto di vista paesaggistico è un borgo incantevole, aggrappato alla base di una imponente torre di roccia scura, con la veduta della valle e del lago a fargli da sfondo.

Sito internet:   www.comunedibomba.it/index.php?IdPagina=13

Massarosa (Lu): Percorso Trekking Sentiero delle Sughere

martedì, agosto 25th, 2009

svagoedintorni_percorso_trekking_massarosa_sentiero_delle_sughereIl percorso trekking di cui parlo in questo post è quello denominato Sentiero delle Sughere che congiunge Massaciuccoli al Monte Aquilata.

Arrivati a Massaciuccoli, graziosa località incastonata tra il verde di dolci colline ricoperte di oliveti e l’omonimo lago, iniziamo un interessante percorso in cui si fondono natura rigogliosa, cultura antica e panorami mozzafiato. L’escursione prende il via dal porticciolo, vicino al Centro Visite e alla Foresteria dell’Oasi della Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU).

Si ritiene che in epoca romana quest’area fosse occupata da un insediamento rurale (pagus) con il suo porto da cui transitava un notevole traffico di merci. Da non perdere, una breve passeggiata attraverso i camminamenti lungo il canneto adiacente al casale LIPU, che conducono ad alcuni capanni di osservazione, dai quali si può ammirare la ricca avifauna del lago.

Seguendo la Via Pietra a Padule si incontra l’area archeologica “Massaciuccoli Romana” che consta dei resti di una villa dotata di impianti termali e di un padiglione espositivo dedicato al professor Guglielmo Lera, che ospita uno splendido mosaico a tessere lapidee (370×434 cm.).

Sul lato monte della strada inizia il sentiero che si snoda lungo l’oliveto e conduce alle Terme: su una terrazza ricavata sulle estreme pendici della collina sotto il Monte Aquilata si scorgono i resti di una tipica Villa d’otium dell’epoca di Traiano (I – II sec. d.C.) appartenuta alla prestigiosa famiglia dei Venulei, proprietari terrieri e di fabbriche di ceramica in territorio pisano.

Proseguendo la passeggiata si possono ammirare le sfumature corallo di una delle più suggestive ville storiche di Massarosa, la Villa Minutoli Tergimi, costruita su un’antica torre di guardia. Continuando il nostro itinerario, ci addentriamo in un percorso ritenuto da molti parte della Via Francigena: vediamo il paesaggio mutare repentinamente trasformandosi in una fitta vegetazione di macchia mediterranea e il percorso presenta tratti di maggiore pendenza.

In località Monte Aquilata sono ancora visibili le rovine di un castello sorto sui resti di una precedente torre di segnalazione romana, forse un faro, creato a protezione di un luogo strategicamente importante, a difesa della marina di Massaciuccoli.

Tempo: ore 3
Difficoltà: medio-facile
Caratteristiche: erba, terra battuta, culturale, panoramico

Anacapri (Na): Passeggiata Monte Solaro – Cetrella

martedì, agosto 18th, 2009

svagoedintorni_passeggiata_monte_solaro_cetrella_sentieroLa massiccia elevazione del Monte Solaro regala dalla sommità (589 m) una vista spettacolare sull’isola di Capri, sui Golfi di Napoli e Salerno e verso Ischia.

La cima si raggiunge in seggiovia da piazza Vittoria o a piedi da via Capodimonte, via Monte Solaro e successivo sentiero. Più agevole la discesa di circa un’ora, d’obbligo in ogni caso la deviazione all’eremo di Cetrella (339 7840287, Carmine) aggrappato a un balcone – belvedere naturale di roccia.

Risale al XIV sec. fondato dai Certosini e poetico nell’isolamento e nell’armonioso gioco delle voltine. Pare debba il nome all’aromatica “erba cetra” (melissa): tutto il Solaro è scrigno delle più preziose rarità botaniche.

Prima dell’eremo la casa dello scrittore C. Mackenzie è stata ristrutturata dagli “Amici di Cetrella” e trasformata in centro-studi su flora e fauna locali, con biblioteca e giardino (piccola raccolta di specie tipiche). Aperta ai visitatori (081 8371157).

Ulteriori info su: www.capri.it/it/monte-solaro

Puglia: Passeggiata Archeologica – Naturalistica da Vieste a Sagro

martedì, agosto 11th, 2009

svagoedintorni_passeggiata_vieste_sagro_spiaggia_castelloPartenza: Bivio Reginella (lungomare Enrico Mattei – Vieste km 2,5)

Arrivo: Località Sagro (S.S. 89 per Mattinata km 121,7)

Lunghezza del Percorso:  km 14,7

Tempo di Percorrenza:  circa 6 ore

Grado di Difficoltà:   ***

Questa passeggiata inizia dalla fine della spiaggia del Castello o Scialara (Lungomare Enrico Mattei a sud di Vieste) e dà una panoramica quasi completa dei paesaggi naturalistici che si possono visualizzare sul Gargano a partire dalla fascia costiera fino all’entroterra, verso contrade poste a varie altitudini sul livello del mare.

L’inizio dell’escursione è posta all’ultimo bivio a destra, sul lungomare sopra citato. Essa è la via Reginella e più avanti a 500 m. dalla partenza, prima di un centro sociale per gli anziani (Fondazione F. Turati), è posto il primo cartello. Come indicato, si prende la strada a sinistra che porta, attraverso olivi secolari, al bivio della Chiusa. Continuando a sinistra si attraversa la località Perazzeta, dove si coltivano ulivi, fichi, fichi d’india, peri ecc. Sulle colline sovrastanti questa località viene praticata la pastorizia.

Al Km. 4.5 è posta la seconda indicazione svoltando a sinistra, dopo circa 1.5 Km. si arriva in località Tomarosso. Qui ormai le pinete e la macchia hanno profili più estesi, meno percettibile è la presenza dell’uomo e soltanto qua e là si nota qualche casale per pastori ed animali (masserie). Dopo un paio di chilometri in salita si giunge in località San Salvatore, situata a 400 m slm, il cui ambiente è molto suggestivo perché caratterizzato dalla presenza di lastre calcaree e tutto intorno di contorti ulivi inselvatichiti, fenomeni carsici come i cutini (invasi che raccolgono acque meteoriche), denominati il primo di San Salvatore ed il secondo Lama la Vita e una vasta necropoli Dauna (VI – III sec. a.C.).

Per poter visitare sia la necropoli che i cutini bisogna prendere il sentiero a sinistra dell’indicazione, posta a 7,5 Km. dalla partenza, e che di solito chiusa con una catena, scavalcabile tranquillamente.

Proseguendo oltre si costeggia il primo cutino, che si trova a poche decine di metri dall’inizio del sentiero, fino a che si arriva, dopo altri 500 m., ad una costruzione usata da allevatori. Da lì si prosegue, tenendo la cresta della collina, fino a quando dopo altri 500 m., si iniziano a vedere i primi resti della vasta necropoli di San Salvatore, che si presenta assai rovinata e saccheggiata. Di questa necropoli si sa poco, sia perché non sono mai state effettuate da parte della Sovrintendenza delle campagne di scavi, sia perché, effettivamente, la documentazione in possesso degli studiosi, relativa a questo periodo storico, è estremamente scarna.

S’ipotizza che a San Salvatore doveva esserci un piccolo centro abitato dove si viveva prevalentemente di pastorizia e che in parte dipendesse da Vieste. I resti dei corredi funebri, rinvenuti nelle tombe accanto ai defunti, testimoniano una certa povertà della popolazione del nucleo di San Salvatore. Andando oltre la necropoli e seguendo per non più di 300 m. la cresta della collina, a destra, si incontra il cutino Lama la Vita, più ampio del precedente.

Da San Salvatore si godono dei bei paesaggi: a Nord-Est si scorge l’abitato di Vieste e, quando ci sono buone condizione di visibilità, si notano all’orizzonte le isole dalmate; a Est il vallone di Baia di Campi con la sua isoletta; a Sud l’esteso bosco di lecci di Santa Tecla ad Ovest le alte e boscose colline di Sagro.

Se si ha un po’ di fortuna, in questa zona, si possono avvistare il Cinghiale, il Muflone, la Volpe, il Tasso, il Corvo imperiale, la Poiana, l’Upupa e molti tipi di falchi. Qui è di casa, inoltre, un nutrito numero di mucche della razza Podolica Pugliese.

Dopo aver visitato la necropoli ed i cutini bisogna tornare indietro fin dove è posto il cartello n. 4 e quindi girare a destra. Da qui la strada corre in discesa. Il bosco diventa misto, con Roverelle, Aceri, Ornelli, Pini ed arbusti, tra cui il Corbezzolo. Nel fondovalle si incontra il terzo cutino e subito dopo la strada sale fino alla località Femmina Morta. Tenendo lo spartiacque, si raggiunge la località Sagro (m. 600 slm) ove il bosco si fa fitto e colorato: da notare nella zona i giganteschi Cerri e lo stupendo scenario. In località Sagro finisce l’itinerario; come indicato dai cartelli, si giunge sulla S.S. 89 al Km. 122.2 e qui si attende l’autobus all’apposita fermata per rientrare in paese.

Ulteriori info sul Portale Ufficiale del Turismo in Puglia: http://www.turismo.regione.puglia.it/hp/it

Massarosa (Lu): Percorso Trekking Sentiero della Pieve

sabato, agosto 1st, 2009

svagoedintorni_massarosa_percorso_trekking_sentiero_della_pieveIl percorso Trekking di cui parlo oggi in questo post è conosciuto come il Sentiero della Pieve che collega Pieve a Elici al Piano del Quercione.

La strada che da Massarosa conduce a Pieve a Elici sale in ampi tornanti attraverso oliveti centenari.

Quasi all’improvviso, sulla sommità livellata di uno sprone degradante verso il mare, appare la chiesa romanica di Pieve a Elici adagiata in un grande prato.

Da questo luogo incantato parte il nostro itinerario trekking che conduce, attraverso i borghi di Luciano, Spezi e Coli, a Piano del Quercione. Secondo le teorie più accreditate, la Pieve a Elici deve il suo nome a un bosco di lecci (in latino ilex) situato nei dintorni, oppure alla voce romanza illice.

Il primo documento che parla della chiesa preromanica è datato anno 862. Originariamente dedicata a Sant’ Ambrogio, vescovo di Milano, venne ampliata ed assorbita nel XI sec. dalla chiesa romanica a tre navate che fu intitolata a San Pantaleone. Nel corso dei secoli subì molti interventi di modifica che ne alterarono il primitivo assetto romanico, fino ai restauri terminati nel 1962 che riportarono l’edificio al suo carattere originario.

L’interno della chiesa custodisce, tra pregevoli affreschi del ‘200 e ‘300, una splendida Crocifissione attribuita a Guido Reni, un maestoso polittico marmoreo datato 1470 opera probabilmente del Riccomanni, nonché un fonte battesimale di fattura civitalesca.

Partendo dalla Pieve seguiamo la Via di Spezi, una piccola strada stretta che sale nel verde mutevole dei lecci, dei millenari olivi e delle vigne. Svoltiamo a destra verso Luciano, un piccolo borgo dove il tempo sembra essersi fermato. Le ville signorili o le semplici abitazioni sono immerse in una tavolozza floreale coloratissima.

Rientrando sulla stradina, lungo la quale si possono ammirare alcuni antichi frantoi, innumerevoli marginette e vecchie case coloniche padronali ristrutturate in stile settecentesco, raggiungiamo Spezi e poi Coli, tipiche frazioni che raccontano la vita del tempo che fu.

Passato il borgo di Coli, continuando il percorso in ripida discesa, incontriamo una fontana per rinfrescarci e proseguiamo fino a raggiungere Piano del Quercione.

Tempo: ore 2
Difficoltà: medio – facile priva di difficoltà tecniche
Caratteristiche: sterrato, asfalto, artistico e panoramico

Friuli Venezia Giulia: Trekking ai Laghi della Val Tramontina (Sentiero delle Acque)

giovedì, luglio 23rd, 2009

svagoedintorni_friuli_venezia_giulia_trekking_laghi_val_tramontina_casera_valineQuesto itinerario treekking è denominato Sentiero delle Acque ai Laghi della Val Tramontina. Da Meduno si segue la Val Tramontina fino al Lago di Redona, da cui si prosegue secondo le indicazioni che conducono verso Chievolis, Selva (borgate di Tramonti di Sopra) ed all’omonimo lago.

Passato il coronamento della Diga del Lago di Selva, dopo circa 1 Km, hanno inizio la pista forestale ed il sentiero (CAI 967 e 968) che risalgono i boschi addossati ai pendii settentrionali del massiccio carsico del Monte Raut fino a raggiungere la Casera Valine, situata nel cuore del Parco delle Dolomiti Friulane.

Il rientro si effettua lungo lo stesso itinerario in quanto eventuali altri percorsi risultano essere impegnativi.

Dislivello in metri: 700
Difficoltà: E
Tempi di percorrenza (andata): h 2.30

I tre grandi laghi artificiali della Val Tramontina costituiscono ormai un elemento caratteristico del territorio della Val Tramontina. Costruiti negli anni Cinquanta per scopi di produzione energetica alimentano il sistema d’irrigazione per le coltivazioni della pianura, e sono pure motivo di attrazione turistica.

INFO: Turismo FVG Pordenone Tel.  0434 520381 Email:   info.pordenone@turismo.fvg.it

INFO: Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane  Tel. Cimolais  0427 87333 Email: info@parcodolomitifriulane.it

Puglia: Itinerario Trekking da Villaggio Umbra a Caserma Caritate

lunedì, luglio 20th, 2009

svagoedintorni_puglia_itinerario_trekking_villaggio_umbra_campanilePartenza:  Villaggio Umbra
Arrivo: Caserma Caritate
Lunghezza del Percorso: km 13,5
Tempo di Percorrenza:  ore 5,00 – 5,30
Grado di Difficoltà:   **

L’itinerario trekking proposto oggi aumenta un pochino il grado di difficoltà soprattutto per la lunghezza che si deve affrontare.

Il percorso si snoda totalmente all’interno della Foresta Umbra e per questo la passeggiata si svolgerà all’ombra fino alla Caserma di Sfilzi dove il percorso si immette in un altro sentiero forestale che conduce a Caritate, dove si giunge attraversando la Riserva Naturale di Sfilzi.

Per tutte le indicazioni precise sul percorso cliccare su: http://www.turismo.regione.puglia.it/at/70/percorsonaturalistico/1662/it/Itinerario-naturalistico-nel-Gargano-n.-3-Vico-del-Gargano-(Foggia)

Puglia: Passeggiata Naturalistica – Archeologica dal Bosco Reseghetta a Sfinalicchio

giovedì, luglio 16th, 2009

svagoedintorni_puglia_passeggiata_bosco_reseghetta_sfinalicchio_torre_di_sfinaleSecondo appuntamento con gli itinerari trekking che si sviluppano nella zona del Gargano in Puglia.

Oggi si parla della passeggiata Archeologica – Naturalistica che ci fa conoscere delle località uniche.

Partenza: Bivio Bosco Reseghetta (S.S. 89 per Peschici Km 92,4)
Arrivo: Località Sfinalicchio (S.P. 52 Litoranea Vieste – Peschici Km 10,2)
Lunghezza del Percorso: Km 5,7
Tempo di Percorrenza: ore 3,00 – 3,30
Grado di Difficoltà:   *

Questo itinerario lungo 5.7 Km. si svolge sulla linea di confine tra Vieste e Peschici: si parte dal bosco della Reseghetta e lungo il cammino s’incontrano una stupenda macchia mediterranea, mirabili paesaggi naturali, e testimonianze archeologiche, preistoriche e protostoriche del territorio. Dalla Reseghetta si prende sulla destra un viottolo lungo il quale si snoda la linea di confine tra il comune di Vieste e quello di Peschici. Il sentiero si insinua in un bosco misto di Pino d’Aleppo e di qualche albero di Cerro. In alto, sulla sinistra, c’è una piccola stazione militare di forma circolare e subito dopo si scorge un bel panorama (a sinistra verso le alte colline del Gargano, e a destra verso la località Piano Grande e le contigue colline coltivate ad ulivi che si confondono con il mare). Poco più avanti si incontra un bivio situato accanto ad una casa e si prosegue diritto così come è indicato da una freccia. Subito il paesaggio cambia d’aspetto: gli spazi sono più aperti, con la presenza di verdi prati, arbusti, ulivi secolari, asfodeli e scille marittime. Proseguendo lungo il crinale della collina, come indicato dal cartello, si supera più avanti un altro bivio.

Poco dopo si arriva nella zona dei Ripari Sottoroccia risalenti alla fine del Paleolitico superiore (tra 12.000 e 11.000 anni fa) a 4.0 Km. circa dalla partenza. A sinistra dei Ripari vi è un cartello di segnalazione. I Ripari si trovano a circa 100 m. dal sentiero, in un ambiente altamente suggestivo e selvaggio. La zona rupestre circostante è ammantata di macchia mediterranea, a destra c’è la vista sul vallone e su una collina ricoperta da una lussureggiante pineta. I Ripari sono due: il primo Riparo (Riparo A) è una vera grotta a forma di corridoio, profonda una decina di metri circa; l’altro è un vero riparo sotto roccia, recante delle incisioni particolari (Sulle pareti annerite dalla fuliggine si distinguono ancora figurazioni lineari, formate da alcuni segni, verticali e paralleli, e una composizione che sembra la principale e che comprende più segni: tra questi ne troviamo uno più complesso e abbastanza ricorrente, che qui compare rovesciato.

Analizzando le figure lineari si possono scorgere anche dei segnetti paralleli a coppie intervallate, un segno a V rovesciato con due linee parallele a uno dei due lati esterni, un’altra serie di linee verticali e un motivo parallelo un po’ nascosto dal fumo.). Proseguendo il nostro cammino, a meno di 500 m., sulla destra, si nota un cancello che dà accesso ad una vecchia cava, sfruttata per l’estrazione di blocchetti di pietra calcarea tenera (comunemente chiamata Tufo), e subito a destra della cava, sul declivio che guarda a fondovalle, è ubicato il Riparo C. Questo Riparo costituisce, senza dubbio, la migliore e più articolata espressione di arte parietale, graffita e incisa, attualmente conosciuta in Puglia.

La cavità, di non grandi dimensioni, si apre su un profondo dirupo. Le incisioni, cronologicamente riferibili a momenti distinti, a partire dal tardo Paleolitico, occupano più della metà della parete di fondo, distribuite lungo un fronte di m. 3.70 (Isolate o in gruppo, esse comprendono motivi di tipo schematico, di contenuto più o meno indecifrabile, geometrico lineare ad andamento verticale, parallelo o convergente a “V” a “Y” ed a“X”: il primo complesso di segni posto sulla sinistra include incisioni di forma subtriangolare col vertice rivolto in basso, attraversate longitudinalmente da un segmento verticale; ciascuna di queste incisioni è affiancata da fusiformi lunghi e stretti, nei quali si potrebbe riconoscere il motivo, universalmente riconosciuto nel Neolitico, per indicare il sesso femminile.

Segue una complessa figura isolata con un corpo trapezoidale attraversato da solcature longitudinali. A poca distanza si incontrano quattro figure “a fungo” e, di seguito, circa una ventina di figure nastriformi disposte su due ordini sovrapposti. Segue un collettivo di figure fusiformi profondamente incise. Nelle vicinanze domina una grande figura probabilmente interpretabile come idolo, il cui profilo richiama i contorni di una stele antropomorfa.).

Nel territorio di Vieste ci sono altri due ripari situati sulla costa nord, in sequenza e collocati a qualche centinaia di metri, denominati Riparo Ruggieri e Riparo Macchione. Proseguendo la strada verso il mare e quindi verso la fine del percorso, dopo circa 500 m., ci si imbatte in un altro cartello con la freccia rivolta verso un altro sito archeologico: infatti ad una decina di metri dal sentiero, sulla sinistra del senso di marcia, proprio sulla cresta dell’altura, è ubicato un nucleo di quattro Tombe Daune (poco accessibili) incavate nella roccia.

Sono sepolture del VI-VII sec a.c. appartenenti a popolazioni che popolavano l’intera Capitanata (il territorio della provincia di Foggia) e che erano chiamati Dauni. Ripreso il cammino si giunge ad un altro punto panoramico da dove lo sguardo spazia sul mare e risalta la costruzione della Torre di Sfinale, facente parte del sistema di torri, d’avvistamento e difesa, dislocate lungo tutta la costa durante il Viceregno di Napoli, a seguito delle continue scorrerie turchesche avutesi dal XV sec. sino al trattato di Tripoli: nel territorio di Vieste furono erette otto torri, posizionate in modo tale che ciascuna di esse potesse vedere l’altra; la loro costruzione iniziò per ordine del Viceré Don Parafan de Ribera nel 1569. Percorrendo ulteriori 500 m. c’è il cartellino con l’indicazione dell’ultimo Riparo Sottoroccia del sentiero (purtroppo anche questo poco accessibile): esso è ubicato a destra e situato su una parete rocciosa con forte pendenza; la parete del Riparo ha una patina di color giallo-rossiccio e reca alla base un’incisione geometrica di non facile interpretazione.

Proprio alla fine dell’itinerario che termina sulla provinciale n. 52 al Km. 10,2 (litoranea Vieste-Peschici) si trova un altro insediamento preistorico, che citiamo anche se di difficile accesso ed individuazione, denominato Grotta dell’Istrice perché in una prima esplorazione fu rinvenuto il teschio di questo mammifero, ormai estinto sul Gargano. La Grotta è articolata su più ambienti: due camere collegate da un breve passaggio e un lungo corridoio, sulla cui parete di fondo sono a fatica distinguibili rare incisioni.

Ulteriori info sul Portale Ufficiale del Turismo in Puglia: http://www.turismo.regione.puglia.it/hp/it

Anacapri (Na): il Sentiero dei Fortini

martedì, luglio 14th, 2009

svagoedintorni_anacapri_il_sentiero_dei_fortiniUn percorso didattico – artistico all’aria aperta unico al mondo.

Si snoda lungo la costa occidentale in un paesaggio di selvaggia bellezza scolpito dal vento e dal mare. Sui promontori sono incastonati i Fortini di Orrico, Mesola e Pino.

Un sentiero serpeggiante e altamente panoramico collega Punta dell’Arcera presso la Grotta Azzurra al Faro di Punta Carena: si inerpica tra fiori esclusivi sul ciglio di falesie da vertigine, scende verso baie di cobalto, rientra verso l’entroterra nella profumata frescura della macchia mediterranea.

Alcune discese a mare consentono ai subacquei l’incontro con l’azzurro mondo sommerso.

Al restauro dei Fortini nel 1998 è seguito per iniziativa dell’Azienda di Turismo l’inserimento di ceramiche d’arte del maestro Sergio Rubino a illustrare natura e storia.

È nato così il primo ecomuseo didattico – artistico all’aria aperta del mondo.

4-5 ore a piedi, ritorno con autobus di linea dal Faro o dalla Grotta Azzurra.

Sito su cui trovare info ed altre foto: http://www.capri.it/it/fortini